Alle elezioni politiche del 2018 il centrodestra è la prima coalizione col 37% dei voti. Ma Silvio Berlusconi non può esultare. La Lega di Matteo Salvini (17,6) ha infatti superato il suo partito, Forza Italia, di 3 punti e mezzo. In questo momento dunque, stando ai patti, il premier dovrebbe essere Salvini, non il berlusconiano Antonio Tajani. Chiaramente è tutto da vedere e avremo modo di parlarne. Un M5S in grado di unire Nord e Sud non può essere ignorato da Sergio Mattarella.

Ma adesso ciò che comunicativamente è interessante capire è: perché Berlusconi ha perso? I sondaggi dei mesi scorsi davano il partito di Berlusconi sopra la Lega, primo nella coalizione. Ma è successo qualcosa. I suoi avversari politici del Movimento 5 Stelle e l’informazione in particolare il Fatto Quotidiano hanno capito che se continuavano a darlo per politicamente morto, lui avrebbe vinto ancora. Prendendo il suo ritorno sul serio invece hanno pensato che ricordando agli italiani chi è stato Berlusconi, dentro e fuori dalla politica, allora la rimonta, questa volta, non ci sarebbe stata.

L’operazione memoria è iniziata sul Fatto Quotidiano, già da questa estate, quando ancora tutti davano Berlusconi per morto. Sono seguiti una serie di articoli sulle pagine del Fatto, sia cartacee che digitali, che hanno ripercorso le vicende di Berlusconi, approfondimenti e libri. Quello di Berlusconi per le elezioni di ieri era un progetto perfetto che faceva leva proprio sulla scarsa memoria degli italiani. Rinfrescando la memoria degli elettori, il piano è saltato.

Anche il M5S come avversario politico ha contribuito a questa operazione memoria. Azioni come queste rendono utile ed efficace una campagna elettorale, cambiando attraverso una strategia di comunicazione gli esiti del voto. Il M5S lo ha fatto sui social network, pubblicando e facendo arrivare a milioni di persone grafiche e video con le promesse non mantenute di Berlusconi, i guai giudiziari e il fatto che non era candidabile.

Ma soprattutto lo ha fatto con un tour nelle piazze, ad opera di Alessandro Di Battista. Durante le serate Di Battista “recitava” insieme al pubblico la sentenza di Dell’Utri. Un momento ad alto impatto emotivo, che è rimbalzato in tv e sui giornali. Una sentenza penale della Cassazione, un documento difficile da comprendere e ricordare per la maggioranza, è uscito dai cassetti dei tribunali arrivando nelle piazze, grazie a questa operazione comunicativa. In questo modo migliaia di persone che non ne erano al corrente, hanno saputo che “Grazie all’opera di intermediazione svolta da Dell’Utri, veniva raggiunto un accordo che prevedeva la corresponsione, da parte di Silvio Berlusconi, di rilevanti somme di denaro in cambio della protezione a lui accordata da parte di Cosa nostra”, come scritto sulla sentenza.

Una vittoria per gli avversari di Berlusconi, ma soprattutto la dimostrazione che, se ben informati, gli italiani sono in grado di cambiare idea sui politici a cui dare fiducia. Una sconfitta bruciante per Berlusconi, che ha subìto una controinformazione che non è riuscito ad arginare. Una controinformazione corsa soprattutto sui social network che rivelatasi però incapace di  contrastare quella di cinquestelle e Lega. Berlusconi non conosce i social network e li usa male, a differenza della tv, che lo hanno portato al successo quando era ancora l’unico media a decidere l’esito delle elezioni.