Il No Billag, il referendum per l’abolizione del canone radiotelevisivo, è stato bocciato dagli elettori svizzeri: oltre il 70% vuole continuare a pagare il canone radiotelevisivo del servizio pubblico. I cittadini dei 26 cantoni e semi cantoni della Confederazione elvetica hanno infatti detto no, con percentuali che vanno dal 62,7% di Sciaffusa al 78,3% di Neuchâtel. Come ogni modifica costituzionale, il testo richiedeva per essere approvato una doppia maggioranza, quella del popolo e quella dei cantoni. Il referendum era sostenuto dai partiti di destra in nome del libero mercato. Il governo elvetico aveva però avvertito che il servizio pubblico è essenziale per tutelare i diritti delle minoranze linguistiche e la pluralità politica.

La Billag è la società incaricata di riscuotere il canone, il cui mandato scade comunque a fine anno. Ma in gioco c’è il tema ben più ampio del ruolo politico, culturale e sociale del servizio pubblico, in un piccolo paese dove convivono quattro comunità linguistiche. Non a caso, questo ruolo viene garantito dalla costituzione svizzera. E il canone viene ripartito in maniera solidale: oltre un terzo dei proventi raccolti nella Svizzera tedesca, la regione più popolosa del paese, viene ridistribuito nelle regioni dove si parla francese, italiano e romancio.

Referendum No Billag, le ragioni dei promotori – Promossa dalle organizzazioni giovanili di due paesi di destra, il Partito radicale liberale (Plr) e i populisti dell’Unione di Centro (Udc), l’iniziativa chiede che il settore radiotelevisivo sia affidato soltanto al libero mercato. In caso di approvazione, la Svizzera diventerebbe il primo paese a smantellare il suo servizio pubblico. Tuttavia proprio le particolari caratteristiche della Confederazione Elvetica rendono problematica questa scelta. La Svizzera è un paese piccolo e il mercato pubblicitario non sembra sufficiente per coprire i costi delle trasmissioni, specie per quanto riguarda le minoranze. Tanto più che vi è una forte concorrenza da parte delle televisioni tedesche, francesi e italiane.

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