Autisti, macchinisti, operatori ecologici, spazzini e operai per quattro giorni ai seggi. E così il diritto dei romani ai servizi pubblici diventa un optional. Come ad ogni appuntamento elettorale, nella Capitale si rinnova la fuga dalle società comunali verso le urne. Come si legge nella nota diffusa nelle scorse ore, sono almeno 1.000 i dipendenti di Atac e Ama che hanno ottenuto – da oggi e fino a martedì – permessi regolari (e retribuiti) per effettuare o semplicemente assistere alle operazioni di spoglio per le votazioni politiche ed elettorali. Risulta, fra l’altro, che almeno l’80 per cento di coloro che saranno assenti in questa sorta di ponte elettorale andrà a svolgere non il ruolo di presidente di seggio o di scrutatore, bensì quello di rappresentante di lista, per assolvere così al cosiddetto diritto politico. Una vocazione che nelle due principali aziende capitoline appare essere molto sentita.

La società dei trasporti, in particolare, ha già comunicato infatti che: “In vista dell’imminente appuntamento elettorale del 4 marzo e della conseguente attività, riconosciuta ai sensi di legge a favore di coloro i quali ne fanno richiesta, nella quale saranno coinvolti i dipendenti Atac impegnati nei ruoli di presidente di seggio, segretario, scrutatore e rappresentante di lista, si è resa necessaria una rimodulazione del servizio di superficie con maggiore impatto nelle giornate elettorali del 3 e 4 marzo e possibile riduzione il 5 e 6 marzo” quando verosimilmente si concluderanno le operazioni di spoglio delle regionali. Preoccupano soprattutto le giornate di lunedì 5 e martedì 6 marzo, quando – spiega Atac in una nota – “sarà comunque garantito il servizio scolastico per gli istituti che svolgeranno le normali attività didattiche”. Il servizio ordinario “sarà riavviato il 7 marzo, in concomitanza con la riapertura di tutte le scuole”. Per le metropolitane, “riduzioni del servizio potranno interessare fino al 5 marzo la linea B”.  Prevista una riduzione del servizio anche sulla Metro A “per il solo giorno del 5 marzo”. Il resto della rete “si prevede regolare”. Nessuna comunicazione di possibili disagi, per il momento, da parte dell’azienda dei rifiuti.

Come detto, si tratta di un fenomeno quasi rituale nella Capitale. Nel dicembre 2016, in occasione del referendum costituzionale, Atac comunicò “rallentamenti nel servizio” e “una diminuzione delle frequenze sulle metro A e B”. Nel giugno 2016, soltanto nella società dei trasporti le richieste di permessi retribuiti raggiunsero quota 850, nonostante l’allora commissario prefettizio Francesco Paolo Tronca riuscì a ridurre sensibilmente la quota degli scrutatori sorteggiati e il numero uno di Atac, Marco Rettighieri, fosse arrivato a sospendere i permessi sindacali. Nel giugno 2013 stessa storia: ancora elezioni comunali (quelle vinte da Ignazio Marino) e la bellezza di 1.600 fra dipendenti Atac e Ama impegnati alle urne, con disagi enormi per tutta la cittadinanza.

Proprio in occasione delle comunali di due anni fa, il Codacons presentò un esposto alla Procura di Roma e alla Corte dei Conti per “presunte irregolarità” e per i numerosi disagi che caratterizzarono le giornate di spoglio, atto che tuttavia non ha avuto alcun seguito. E’ infatti diritto di ogni cittadino italiano iscriversi agli albi degli scrutatori e sue dovere rispondere alla chiamata in caso di sorteggio (pena una multa salata), così come resta inviolabile il “diritto politico” del rappresentante di lista. E allora cosa accade negli ospedali, al ministero dell’Interno o negli altri enti che erogano servizi insostituibili? In Ferrovie dello Stato, ad esempio, a nessun lavoratore “operativo” (macchinisti o steward) può essere concessa una licenza per fare lo scrutatore, il segretario o il presidente di seggio, a meno che non si metta in ferie volontariamente; ai rappresentanti di lista, invece, non viene pagata la giornata di lavoro. Regole che, per il momento, nelle aziende romane si è deciso di non applicare.