Quattro poliziotti messicani sono stati arrestati con l’accusa di essere coinvolti nella scomparsa di tre italiani nello stato di Jalisco nel Messico occidentale. Secondo quanto riferito dal procuratore statale Raul Sánchez in conferenza stampa, gli agenti, tra cui una donna, “hanno confessato di aver consegnato gli italiani ai membri di un’organizzazione criminale di Tecalitlan”, una città di 16.500 abitanti a circa 600 chilometri a ovest di Città del Messico. Il giudice ha precisato che i tre italiani non sono stati localizzati, ma che nessuno di loro è mai passato per il carcere locale: sarebbero stati invece consegnati direttamente ai criminali e poi trasferiti verso sud.

Due giorni fa, fonti dell’Ufficio del procuratore di Jalisco avevano riferito che Raffaele Russo, uno dei tre connazionali scomparsi, si sarebbe registrato con un falso nome in alcuni hotel e che si faceva chiamare generalmente Carlos Lopez. Secondo le autorità messicane, Russo, 60 anni, aveva precedenti in Italia per frode e si dedicava alla vendita di generatori elettrici apparentemente tedeschi ma che in realtà erano stati fabbricati in Cina. Secondo il quotidiano Publimetro, che cita fonti vicine alle indagini, alla fine del 2017, Russo era impegnato in affari nello stato di Michoacan e cinque giorni prima della sua scomparsa si era riunito con il figlio Antonio e il nipote Vincenzo Cimmino in un hotel di Ciudad Guzman. Questi ultimi due sarebbero arrivati in Messico insieme ad altri sei italiani. Russo, sempre secondo quanto scrive il quotidiano, era stato arrestato nel 2015 per frode e corruzione nello stato messicano di Campeche.

I quattro poliziotti, che erano tutti di stanza a Tecalitlan, sono accusati di “sparizione forzata di persone“, ha aggiunto, senza ulteriori dettagli. I dispersi sono tre italiani della stessa famiglia, un uomo, suo figlio e suo nipote, rispettivamente di 60, 25 e 29 anni. Erano in Messico in vacanza e sono stati visti l’ultima volta il 31 gennaio a Tecalitlan, ha detto uno dei loro parenti, Mario de Vita, egli stesso nipote del 60enne scomparso. I tre erano stati fermati dalla polizia in una stazione di servizio e in quell’occasione ci fu l’ultimo contatto con de Vita.