Combatti o muori”. Così accadeva nella vita reale del vignettista John Callahan e così accade nel biopic ad essa ispirato diretto da Gus Van Sant e con Joaquin Phoenix a vestirne i non facili panni da tetraplegico. Don’t Worry, He Won’t Get Far On Foot riporta oggi Hollywood alla Berlinale, con due per così dire “pezzi da 90” che non necessitano presentazioni. Ed è stata una bella sorpresa vedere il “divo” Phoenix, solitamente reticente alle conferenze stampa e apparizioni festivaliere, essere particolarmente in forma e ben disposto. Sarà forse il “clima” poco formale del Festival di Berlino e soprattutto la sua vocazione a spingere i giovani autori ad aver messo di buon umore l’attore americano “normalmente mi deprimo ai festival ma ieri sera sono stato con Gus alla serata dedicata ai giovani cineasti, i Berlinale Talents, e sono rimasto ammirato nel vedere quanto un festival di questo calibro sostenga le nuove generazioni. Per questo oggi mi sento bene perfino a una conferenza stampa!”.

Adorato dal pubblico proprio per il suo sarcasmo che non di rado sfocia nella scorrettezza, Joaquin si è calato con prevedibile perfezione nei panni di Callahan, la cui autobiografia omonima al titolo del film è il punto di partenza del progetto al quale Gus Van Sant è “stato chiamato a bordo personalmente da John, che voleva fossi io ad adattare per il grande schermo il suo libro. Ora che John non c’è più (è scomparso nel 2010, ndr) c’era l’urgenza che il film fosse presentato, e io mi sono dedicato affinché risultasse il più aderente alla sua vita e alla sua volontà”, spiega il regista. Callahan fu estremamente popolare nella Portland fra gli anni ’80 e ‘90, le sue vignette satiriche pubblicate da diversi giornali e riviste “non risparmiavano nessuno e prendevano di mira soprattutto i disabili, quale lui era. Ho scelto quelle che mi piacevano di più, che mi divertivano e naturalmente attaccavano parecchio la politica dell’epoca, ma non sono stato a scegliere in base alla possibilità o meno di offendere alcune categorie di persone”. Il paradosso è che ancor prima che questo film fosse oggi presentato alla stampa in prima mondiale un’associazione di disabili ha aperto una polemica trovando “offensivo” il fatto stesso che ad interpretare Callahan non fosse un attore tetraplegico ma di perfetta abilità fisica.

La questione, effettivamente poco rilevante, non è stata portata oggi all’attenzione del duo Van Sant-Phoenix – per l’occasione di questo film riunito dopo quasi 25 anni, dai tempi di Da morire –, considerando che lo stesso Callahan ha lasciato a Gus la piena facoltà di scegliere chi fosse migliore per il ruolo. Interessante invece è il discorso squisitamente politico attorno a cui si muove il film, il cui contesto “reaganiano-bushiano” (padre) “non era dissimile a quello odierno, anche se penso che oggi noi americani siamo messi anche peggio” annuncia Gus Van Sant che ricorda bene “la preparazione e le riprese svolte in atmosfera pre-trumpiana e di inizio amministratore di The Donald. “Noi registi e artisti sentiamo una forte pressione di questi tempi”. In termini qualitativi Don’t Worry, He Won’t Get Far On Footrappresenta la poetica più convenzionale del grande cineasta pluripremiato: in altri termini, non offre nessuna originalità linguistica nè sperimentaizone di alcun tipo. È probabile Gus abbia deliberato tali stile e registro per rispettare il volere di Callahan, ma anche più probabile non si sentisse pienamente libero, o nel territorio espressivo a lui più congeniale. Ottimo assist gli è comunque offerto da un cast prelibato, fra cui spicca accanto a Phoenix l’intepretazione di un dimagrito e biondissimo Jonah Hill nel ruolo del guru “fai da te” Donny. È grazie a questo personaggio, purtroppo scomparso a causa dell’Aids, che Callahan ritrova se stesso guarendo dall’alcolismo, la “sua vera malattia ancor prima della paralisi” secondo la visione di Phoenix. Le sale italiane avranno prossimamente la possibilità di vedere il film acquisito per la distribuzione da Adler.

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