Romano Prodi rompe gli indugi. La sua tenda rimane saldamente piantata nel campo del centrosinistra, alla giusta distanza da quella del Partito Democratico, ancor più lontano che in passato da quella di Matteo Renzi. Perché dall’uomo che per due volte è riuscito a battere il centrodestra guidato da Silvio Berlusconi è arrivato un nuovo appello alla costruzione di un “centrosinistra forte e unito” e un’indicazione precisa su chi dovrebbe esserne la guida: Paolo Gentiloni, con il quale il padre nobile del Pd ha scambiato un caloroso abbraccio in favore di macchine fotografiche e telecamere.

“Oggi ho rotto un lungo silenzio, perché mi sentivo in dovere di sottolineare l’importanza della scelta e il dovere di sostenere la coalizione di centrosinistra, in particolare gli amici di Insieme perché portano avanti gli stessi valori che sono stati alla base dell’Ulivo e che io profondamente condivido: minore disuguaglianza e una forte presenza in Europa“, ha spiegato l’ex premier all’iniziativa promossa al teatro delle Celebrazioni di Bologna dalla creatura politica guidata da Giulio Santagata, Angelo Bonelli e Riccardo Nencini che il 4 marzo sarà in coalizione con il Pd.

Un’occasione che Prodi sceglie anche per mettere in chiaro le sue idee circa la figura migliore per assumere la leadership del centrosinistra: il presidente del Consiglio uscente. “C’è una certa commozione nel tornare a un’assemblea politica dopo quasi nove anni – ha proseguito l’ex premier – e c’è commozione anche, proprio per il riconoscimento a Paolo del lavoro che sta facendo in un momento difficile in cui dobbiamo mostrare un paese sereno, che ha idee chiare, che riconosce i propri limiti e i propri meriti nell’ambito europeo e ricostruisce un ruolo per avere una influenza nel mondo, per essere l’Italia che noi vogliamo: sana, forte, rigorosa”.

Quella nel centrosinistra “non può essere un’alleanza difensiva, ma all’attacco – ha detto ancora – la grande politica va all’attacco, fiduciosi, con serenità. Diceva mia mamma che tutti i suoi amici partiti per la guerra tristi erano tornati morti. Giocando al contrattacco abbiamo perduto il senso di avere di fronte a noi una grande missione”.

“In una lista – ha aggiunto riferendosi ad un concetto ampio di coalizione – vi devono essere differenze, ma non divaricazioni che abbiamo nella coalizione di destra e vaghezza dei Cinquestelle. Qualcosa di assolutamente impossibile: poche settimane dopo le elezioni c’è da andare a Bruxelles. Impossibile che nello stesso governo ci siano europeisti e antieuropeisti. Lega e Forza Italia hanno idee assolutamente divergenti“, ha aggiunto, anche se “è stata messa più in rilievo, perché faceva anche più folklore, la gamma di divergenze all’interno del centrosinistra”.