Con la sentenza di ieri la Corte d’Assise di Milano ha deciso di ricorrere alla Consulta perché valuti la costituzionalità dell’articolo 580 del codice penale, che prevede pene fino a 12 anni per l’istigazione o l’aiuto al suicidio. E lo ha fatto dopo aver assolto l’imputato dalla accusa di aver rafforzato “il proposito suicidario” di dj Fabo: una accusa, quest’ultima, evidentemente assurda per chiunque abbia seguito la vicenda e conosca la ferma determinazione di Fabo fin da prima di aver chiesto l’aiuto di Cappato.

La sentenza è una fantastica notizia per me e per tutti quanti si sono battuti per anni per il testamento biologico, con la grande vittoria del 14 dicembre, ed in prospettiva per l’eutanasia. Limitandomi agli amici della Associazione Coscioni, penso soprattutto a Mina Welby, a Mario Riccio, a Matteo Mainardi. E sono sempre più ammirato dall’acume giuridico e della tenacia del nostro segretario Filomena Gallo: un avvocato che prima ha demolito a colpi di sentenze nazionali e internazionali la medievale legge 40 sulla procreazione assistita e poi, come coordinatrice del collegio di difesa di Cappato, ha mirato dritto alla Corte Costituzionale, sul cui giudizio penso si possa fare affidamento, visto il generale atteggiamento della stessa Corte di apertura in materia di diritti civili: un atteggiamento, del resto, coerente con una Costituzione che, nascendo dalle ceneri del fascismo, è naturalmente orientata ad estendere i diritti dei cittadini.

Sono felice anche personalmente (vanità senile) perché – ripescando qualche ricordo di una mia vecchia laurea in legge e gli insegnamenti di mio padre, che per tanti anni ha esercitato proprio in quel Tribunale di Milano la sua professione – penso di essere stato il primo (o certamente fra i primissimi) a mettere in dubbio la costituzionalità dell’articolo 580: una posizione che ho portato avanti in convegni e dibattiti pubblici e in tutti i giornali che hanno ospitato miei articoli sul fine vita, a partire proprio dal Fatto Quotidiano.

Sintetizzo così il mio punto di vista.

Il nostro codice penale, che contiene il famigerato articolo 580, è stato emanato nel 1930, solo un anno dopo la stipula del concordato, per cui si può ben definirlo “clerico-fascista”. Non a caso da allora decine di articoli di quel codice sono stati aboliti, specie nei “magici” (per i diritti civili) anni Settanta per adeguare la nostra normativa penale allo spirito del tempo. Cito fra tutte le norme contro l’infedeltà coniugale, adulterio e concubinato – molto più permissive per l’uomo – il “matrimonio riparatore” e il “delitto d’onore”. Per superare l’articolo 580 formulavo due possibilità alternative:

– ricorrere alla Corte Costituzionale per farne dichiarare l’incostituzionalità;

– modificare l’articolo aggiungendo un comma che depenalizzi l’aiuto se prestato esclusivamente per motivi compassionevoli ad un malato inguaribile ma nel pieno delle proprie facoltà mentali.

Ora che il tribunale di Milano ha deciso di accogliere la prima richiesta, mi sembra utile riepilogare in pochi punti le argomentazioni giuridiche con cui  Filomena Gallo ha motivato la richiesta di rinvio alla Corte.

– Il legislatore fascista partì da due concetti: la sacralità della vita, bene non disponibile; la pericolosità di chi istiga o aiuta qualcuno nel suicidio: chi compie queste azioni va criminalizzato anche in considerazione del “fattore emulativo”. Questa criminalizzazione, a parere dell’avvocato Gallo e dei suoi colleghi, “non è coerente con l’impianto valoriale che innesta il nostro ordinamento costituzionale”. In particolare, con alcuni articoli della Costituzione: l’articolo 2 (“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”); l’articolo 3, sulla libertà personale; l’articolo 32 (“Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”);

– successivamente alle norme della Costituzione sono da registrare numerosi documenti della Comunità Europea e sentenze dei tribunali italiani e della Cedu, tutte favorevoli al diritto alla autodeterminazione nelle scelte di fine vita.

– La legge sul testamento biologico ha profondamente innovato sul tema del fine vita, prevedendo fra l’altro che “in presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore”.

Poiché è improbabile (né, ovviamente, sarebbe auspicabile) che la Corte dichiari incostituzionale anche l’istigazione al suicidio, è importante ricordare che la Corte non ha solo la possibilità  di dichiarare o negare l’incostituzionalità di una norma, ma anche quella di emettere una sentenza “additiva”, che appunto “aggiunge” qualcosa alla norma in questione. La proposta dell’avvocato Gallo recita così: non è punibile “chi si attivi con finalità di tipo solidaristico ed umanitario per agevolare il proposito suicidario della persona che versi in uno stato di malattia irreversibile che procuri gravi sofferenze”.

Il mio augurio è che la Corte accolga l’eccezione sollevata dalla Corte di Assise di Milano.

In caso contrario, resterebbe comunque la possibilità di ricorrere alla modifica dell’articolo 580 in sede legislativa quando il nuovo Parlamento si sarà insediato, aggiungendo un comma che dichiari l’aiuto al suicidio non punibile purché ricorrano le condizioni, appena ricordate, per una possibile “sentenza additiva”. O, meglio ancora, di giungere finalmente alla legalizzazione dell’eutanasia o del suicidio assistito. Questo, comunque, sarà uno degli obiettivi primari della Associazione Coscioni, che  troverà in Parlamento un  gruppetto qualificato e battagliero della lista “+Europa con Emma Bonino”, di cui mi auguro farà parte Filomena Gallo. Perché +Europa significa innanzitutto più diritti civili.

Ps. Grazie alla sua vastissima popolarità, che travalica i personali orientamenti politici, Marco Cappato avrebbe potuto entrare in Parlamento a furor di popolo. Ha preferito rinunciare perché la posizione di candidato non influisse in alcun modo nella vicenda processuale. In un’epoca di sospetti moralizzatori, tanto di cappello.

Nota di trasparenza: sono candidato alle elezioni politiche per la lista +Europa con Emma Bonino

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