Il matrimonio deve essere fastoso, esagerato e soprattutto perfetto. Villa antica, prato pettinato, non un fiore fuori posto. Ne va dell’onore di Max, sublime wedding planner alle prese con problemi suoi, tra cui una lite con l’amante. La crisi è in agguato. Il neo-marito è prolisso, la sposa svaporata, le suocere puntute. Il fotografo odia i dilettanti con il cellulare e si fionda sul buffet. L’animatore è fuori moda (canta Eros Ramazzotti in italiano), l’intera brigata è fedele ma sgangherata. Il piatto principale della cena è guasto (bisognerà prendere tempo e rimediare avventurosamente con i surgelati). Lo sposo, dopo il suo discorso da sbadiglio, si traveste da candido angelo e fissato a un pallone si alza in volo sul giardino, doveva essere una danza d’amore prima dei fuochi d’artificio, invece la sua performance finisce in un atterraggio di fortuna e rischia grosso. Che cosa ci raccontano Eric Toledano e Olivier Nakasche, ambiziosa coppia del feel good movie alla francese, e già registi del film di culto “Quasi amici”? Che il matrimonio perfetto (usato ovviamente come metafora) non esiste. Bisogna lasciarsi andare e accettare e accettarsi anche con qualche “ammaccatura”. Nel film niente ovviamente andrà come previsto e quelli che dovevano sorvegliare la riuscita dell’evento finiranno loro malgrado per boicottarlo.

L’impressione di essere tutti fuori tempo, di non fare mai la cosa giusta, di non essere all’altezza. Non per questo bisogna arrendersi e guai a perdere il senso della festa. C’est la vie (titolo del film).
Invece al wedding party di Antonella Rodriguez  e Andrea Formilli Fendi (erede della dinastia delle sorellissime Fendi), tutto comme il faut e all’insegna della Grande Bellezza (Sorrentino dove eri?). Intanto si poteva noleggiare un marito (in verità pure una sposa) anche se poi era un bambolotto/a gonfiabile inscatolato in cornici rosa confetto. Di fianco un set da “Dolce Vita”, sullo sfondo il Colosseo e una limousine infiocchettata per le nozze. In un’altra stanza un finto prete celebrava finte nozze con tanto di consegna di certificato. La Rodro, così la chiamano gli amici, ha rispolverato un’istituzione, l’Hotel Plaza, raduno dei politicanti della prima Repubblica. E nel salone affrescato baroccheggiante ha piazzato una torta alta 3 metri a cinque piani da “scalare” per immortalarsi in un indimenticabile selfie. Non prima della distribuzione di gadget nuziali: bouquet di fiori, cilindri bianchi con bordi di pelliccia, cerchietti e coroncine. Il dress code vestiti da sposa è stato preso molto sul serio da Stefania Prestigiacomo e da Ginevra Elkann. Chi ha rispolverato il vecchio abito da sposa, chi lo ha preso in prestito (come la sottoscritta che si è fatta addobbare dallo stilista delle spose Antonio Riva, quello che ha vestito anche Michelle Hunziker per le sue nozze con Trussardi). Gianna Nannini era invece in smoking sartoriale e Mafalda d’Assia, bellissima, in abito vintage. Per chi invece fosse sprovvisto di fantasia strascichi e veli erano a disposizione insieme a make up artist per l’ultimo ritocco.

La banda nunziale lasciava il posto alla dj volata espressamente da Berlino e un buffet di dolci che non finiva più con confetti, cupcakes, cannoli, cassate, bignè, sciù pannosi… A fine serata le navette prelevavano gli ospiti per l’ultima tappa festaiola: il Jackie’O della inossidabile Beatrice Jannozzi, mitico locale della Dolce Vita.

Intanto mi balenava per la testa la domanda da Grande Bellezza: “Cosa fai nella vita? “Niente, sono ricca”.

Viva la sposa! Era bella e raggiante.

P.S. San Valentino alle porte, per chi non avesse la fortuna della Rodro, regalatevi un vibratore in sostituzione di un marito inutile. Adesso ne fanno di bellissimi, anche di design.