“Non partecipiamo alla competizione a chi la spara più grossa, a chi lancia la proposta più dispendiosa, a chi si inventa l’idea più mirabolante. La nostra promessa è una: non fare promesse“. Matteo Renzi scrive su facebook. Poco dopo il Pd presenta il programma all’Opificio Golinelli, a Bologna e fissa come obiettivi, tra le altre cose, un assegno universale per le famiglie, un salario minimo, 400 euro al mese per ogni figlio fino ai 3 anni, una crescita del Pil del 2 per cento, l’abbattimento del tasso di disoccupazione giovanile sotto al 20 per cento (dal 32 circa) e quello del rapporto debito/Pil sotto al 100 (dal 133 circa). Probabilmente solo una questione di vocaboli utilizzati. “Abbiamo tre versioni del programma politico del Pd – spiega Renzi – Una versione malloppo,una versione bignami e infine una proposta che susciterà qualche polemica: quelli propongono reddito di cittadinanza, noi invece proponiamo 100 piccoli impegni concreti, 100 piccole cose realizzabili ma lo facciamo a partire dai risultati raggiunti. Per ciascuno dei 100 passi in avanti ci saranno 100 risultati raggiunti“. Cento piccoli impegni per cento risultati raggiunti. Per esempio, spiega il segretario del Pd, la lotta all’evasione fiscale: “Sono dati incredibili: siamo passati da qualcosa come 10 miliardi di euro nel 2010 di recupero a oltre 20 lo scorso anno. Perché? Perché abbiamo incrociato le banche dati. Qui sta la differenza tra chi fa e chi soltanto parla”. Una ricostruzione un po’ generosa, come dicono anche esperti del settore.


Video di Silvia De Santis

Per presentare il programma del Pd, Renzi ha scelto l’Opificio Golinelli di Bologna, un edificio recentemente ristrutturato dove l’industriale Marino Golinelli, 97 anni, ha creato una Cittadella della scienza in cui si organizzano iniziative culturali, didattiche e divulgative. “E’ una delle personalità più giovani che ho conosciuto negli ultimi anni”, ha detto Renzi. In platea una buona parte dello stato maggiore del partito, a cominciare da Lorenzo Guerini e Piero Fassino, il ministro Dario Franceschini e quasi tutti i candidati del Pd dei collegi dell’Emilia-Romagna, fra cui Lucia Annibali e Carla Cantone. “Gli altri promettono il paese dei balocchi, noi abbiamo un altro programma”, è lo slogan scelto per l’iniziativa. L’illustrazione del programma è stata affidata a Tommaso Nannicini, che in passato è stato consulente economico di Palazzo Chigi e ora è candidato a un seggio in Parlamento.

Il grosso del programma Pd è sui temi economici e fiscali. Tra le proposte c’è una “patente fiscale a punti” con una serie di “vantaggi, tributari e non” per chi paga correttamente le tasse. Il piano del Pd prevede di arrivare a 30 miliardi nella lotta all’evasione e a introdurre “un modello fiscale che valorizzi il contrasto d’interesse, nella logica veicolata dal messaggio ‘scaricare tutto, scaricare tutti'”. Tra le misure fiscali ipotizzate anche l’estensione degli 80 euro a partite Iva e autonomi e un nuovo calo di Ires e Iri (rinviata di un anno con l’ultima manovra) al 22 per cento. Ma non solo: “Abbiamo restituito 80 euro a chi guadagna meno di 1500 euro – ha detto Nannicini – L’obiettivo è estendere questo provvedimento per ogni figlio fino ai 18 anni. Nessuna legge di bilancio che faremo dovrà costare di più delle precedenti”.

Sul lavoro Renzi promette “un altro” milione di posti di lavoro: “Quando abbiamo iniziato a governare c’erano 22mln occupati, ora siamo a quota 23 mln. Vogliamo arrivare a 24 mln, non è un progetto campato in aria”. Le misure previste sono la riduzione del costo del lavoro attraverso un taglio strutturale di 4 punti dei contributi (dal 33 per cento al 29), ma anche una “buonuscita compensatoria” per i contratti a tempo determinato che non vengono stabilizzati. “Il lavoro a tempo indeterminato – si legge – vale di più, deve costare di meno”. Prevista anche “una tessera gratuita di sei mesi per viaggiare sui treni per chi perde il posto di lavoro”.

Poi il welfare e le famiglie: “Un assegno universale per le famiglie e un sistema di welfare per chi deve prendersi cura dei figli. Una misura fiscale unica (in grado di raggiungere anche gli incapienti sotto forma di assegno) che preveda 240 euro di detrazione Irpef mensile per i figli a carico fino a 18 anni e 80 euro per i figli fino a 26 anni”. La misura costa 9 miliardi e varrà “per tutti, da zero fino a 100 mila euro l’anno”. C’è poi la sfida del salario minimo universale perché chi la sera porta le pizze non può guadagnare 5 euro”. E ancora: “Uno strumento triennale di 400 euro al mese per ogni figlio fino ai 3 anni”, per nido o baby sitter: in questo caso l’investimento pesa poco più di un miliardo.

Capitolo conti pubblici. “Il nostro obiettivo – dice Renzi – è scendere sotto il 9 per cento di disoccupazione nella prossima legislatura”, ma in particolare “scendere sotto il 20 per cento di disoccupati giovanili nella prossima legislatura”. E nel frattempo “raggiungere il 100 per cento del rapporto debito-Pil nei prossimi 10 anni”. C’è anche un passaggio sul canone Rai da “azzerare alle categorie meno abbienti“.

Per contro il segretario tiene a precisare che “non spareremo cifre a caso come 100 miliardi per il reddito di cittadinanza. Noi diamo incentivi per assumere. Il reddito di cittadinanza è un incentivo per licenziare”. Quanto alla Flat tax – cavallo di battaglia del centrodestra – Renzi ha detto: che senso ha “abbassare le tasse ai miliardari? Perché abbassare le tasse a chi guadagna tanti soldi e non a chi fatica ad arrivare alla fine del mese?”.