È imputata nel processo sulle firme false raccolte dal Movimento 5 stelle alle amministrative di Palermo del 2012. Adesso si ricandida per un posto in Parlamento ma con un partito diverso dal M5s. Claudia Mannino è la capolista nel collegio di Palermo per la Camera di Insieme, la lista creata dai Verdi, dai socialisti e dagli ex esponenti di Campo progressista di Giuliano Pisapia. Ad annunciarlo, alcune ore prima del deposito delle liste, è la stessa deputata eletta a Montecitorio nel 2013 con i pentastellati. “Il segretario nazionale della Federazione dei Verdi, Angelo Bonelli, mi ha proposto di essere (da indipendente, non essendo iscritta ad alcun partito)  la capolista del collegio di Palermo del gruppo “Insieme”; sono stata cercata per le tematiche ed i risultati che sono riuscita a portare a casa in questi 5 anni di esperienza legislativa alla Camera dei Deputati”, scrive la parlamentare sul suo sito.

E in effetti il nome di Mannino guida uno dei tre listini di Insieme nella Sicilia occidentale. Una scelta, quella di candidare l’ex pentastellata, che ha spaccato la già piccola lista alleata del Pd.  “La Federazione di Palermo del Psi ha valutato negativamente la candidatura della onorevole Mannino, su ferma e irremovibile richiesta de I Verdi, come capolista del collegio camera della Città di Palermo nella lista Insieme. Per questa ragione i candidati socialisti del medesimo collegio, già scelti e approvati, sono stati ritirati”, fanno sapere i socialisti della provincia di Palermo. Il motivo dell’addio? Il processo attualmente in corso per le firme false che vede imputata la stessa Mannino. “Nulla di personale – continua la nota del Psi – ma pur essendo garantisti riteniamo che mentre si celebra un processo per falso materiale in materia elettorale, che vede imputata anche l’onorevole Mannino, sarebbe stato preferibile che chi come lei vuole amministrare la cosa pubblica fosse con se stesso più severo dei comuni cittadini“.

Oltre a Mannino, sono imputati nel processo per le firme false anche altri due deputati eletti dal M5s: l’ex capogruppo alla Camera, Riccardo Nuti, e Giulia Di Vita. Nelle settimane successive all’apertura dell’inchiesta i tre erano stati sospesi dal Movimento de imperio dal comitato dei probiviri, dopo che si erano avvalsi della facoltà di non rispondere nel primo interrogatorio, rifiutando anche di lasciare agli inquirenti un campione della propria calligrafia. Poi nell’aprile del 2017  si erano anche autosospesi dal gruppo parlamentare del M5s, passando al gruppo Misto. Quindi, nel novembre scorso, Di Vita ha annunciato di essere  pronta a rientrare nel Movimento 5 Stelle “essendo terminata la sospensione cautelare dal M5S”. Sia Di Vita che Nuti non si sono ricandidati. Come pure Giorgio Ciaccio e Claudia La Rocca, i due ex consiglieri regionali che hanno collaborato alle indagini della procura. Mannino, invece, ha abbracciato la causa ambientalista.

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