Quattro operai con pettorine di Rete Ferroviaria Italiana sono stati sorpresi a un centinaio di metri dal “punto zero” della linea Cremona-Milano, all’altezza di Pioltello, dove giovedì scorso è deragliato il treno 10452, provocando 3 morti e un centinaio di feriti. Il gruppo era al lavoro, ma quell’area è sotto sequestro. La polizia li ha bloccati e portati in questura per identificarli. Nei loro confronti è scattata una denuncia per violazione di sigilli.

Secondo quanto riferito da fonti della polizia e da alcuni testimoni, gli operai stavano effettuando rilievi con uno strumento per verificare la consistenza delle rotaie. Sono in corso accertamenti per capire che tipo di macchinario avessero. Al momento, i quattro non hanno fornito spiegazioni.

“Gli operai, non avendo la percezione dei confini dell’area sequestrata, non visibilmente segnalati, li hanno superati inavvertitamente. In ogni caso, i tecnici non hanno mai invaso luoghi o aree recintate e non avevano alcuna volontà o intenzione di superare i limiti imposti dalla magistratura”, risponde Rete Ferroviaria Italiana.

Nella giornata di venerdì, gli investigatori del Noif e i periti nominati dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano hanno proceduto con le verifiche sul luogo dell’incidente e stanno cercando conferme all’ipotesi che si è subito fatta largo: secondo i primi riscontri, il giunto che ha provocato l’incidente era danneggiato, un operaio aveva rattoppato il danno con un pezzo di legno e segnalato il tutto a Rfi. Che oggi ha precisato: “L’uso non rientra nelle nostre procedure”. Eppure c’era. Il suo ritrovamento, è stato riferito dalla procura, non ha destato tra gli esperti alcuna attenzione particolare. L’operazione, infatti, viene definita non rara per tamponare il problema. Alla quale si aggiunge però la mancanza di una delle quattro chiavarde (i bulloni presenti che tengono insieme i pezzi del giunto) e le verifiche da svolgere sulla modalità di posa della rotaia e quindi sullo ‘stress’ subito nel tempo dall’acciaio.

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