Qualcosa cambia a Taranto. Almeno nei Wind day, i giorni in cui soffia nella direzione che porta le poveri e i veleni dell’Ilva di Taranto nel vicinissimo quartiere Tamburi. Le scuole resteranno aperte anche se fino alle 12,30, ma soprattutto dovrà fermarsi una parte della fabbrica.

È stato il sindaco del capoluogo ionico, Rinaldo Melucci, a stabilirlo con un‘ordinanza emessa nelle scorse ore e con la quale ha disposto che “durante i giorni classificati come wind day, nelle ore in cui il vento proveniente da nord ovest supera i 26 chilometri orari” lo stabilimento siderurgico dovrà osservare una serie di misure come “il divieto di ripresa/messa a parco di materiale dei parchi minerali, il fermo marcia dei nastri trasportatori non chiusi connessi”. Non solo. Il primo cittadino ha imposto all’Ilva di accollarsi l’onere di eseguire la “pulizia straordinaria della viabilità interna dello stabilimento”, ma anche e soprattutto “del manto stradale dei marciapiedi del quartiere Tamburi”.  Insomma l’Ilva dovrà ripulire le strade dei Tamburi: fino a poco fa, invece, era il comune che provvedeva alle operazioni di ripristino chiedendo poi il conto alla fabbrica, ma qualche mese fa i commissari straordinari, Piero Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba, hanno rifiutato di pagare. A questo si è aggiunto secondo il Comune di Taranto un peggioramento degli standard interni che ha costretto l’ente a intervenire con misure più drastiche. Misure che in realtà erano state chieste qualche mese in aula dai due consiglieri comunali dei 5stelle Massimo Battista e Francesco Nevoli che avevano chiesto il fermo dell’Ilva nei giorni di vento e che oggi hanno definito l’ordinanza di Melucci tardiva e parziale ricordando che il consiglio comunale a fine novembre aveva bocciato la proposta dei 5stelle definendola irrealizzabile.

Nella sua ordinanza il sindaco Melucci ha spiegato che il provvedimento è da ricollegare ai rapporti di Arpa che hanno evidenziato che “il pm10 registrato nelle centraline della qualità dell’aria limitrofe all’area industriale ha mostrato significativi incrementi, con un picco particolare, pari a 200 microgrammi al metro cubo) nella centralina Tamburi-via Orsini, facente parte della rete Ilva”, in secondo luogo che “in occasione delle giornate di wind day, nonostante la filmatura dei cumuli di materiale pulverulento e la bagnatura degli stessi operata dall’Ilva, le operazioni di ripresa e messa a parco dello stesso materiale determinano una perdita di efficacia di tale misura” e infine che “i numerosi studi di natura epidemiologica condotti ad oggi sull’area di Taranto hanno mostrato una correlazione tra i picchi di inquinamento da pm10 e gli effetti avversi alla salute a breve latenza”.

Dall’Ilva intanto nessuna replica. E i rapporti tra azienda e comune non sembrano destinati a migliorare. A testimoniarlo ci sarebbe anche l’ultima lettera inviata dal ministero dello Sviluppo Economico al comune ionico con la quale nega l’accesso agli atti stipulati tra Am InvestCo e il ministeri per l’acquisto della fabbrica ionica. Nel documento il ministero impedisce al comune di visionare il contratto sostenendo che sono arrivate le “le opposizioni pervenute” dai Commissari straordinari dell’Ilva “i qua li si sono opposti all’ostensione dei documenti per ragioni principalmente inerenti la riservatezza dei documenti inerenti la procedura di cessione dei complessi aziendali Ilva” e “in particolare in quanto contenenti informazioni commerciali ed industriali che afferiscono all’esercizio dell’attività di impresa di parte di AM lnvestCo”. Per il ministero quindi la riservatezza delle informazioni della società prevale sul diritto del Comune di conoscere cosa accadrà al suo territorio con il piano ambientale e industriale previsto dall’azienda. Non solo. Il ministero ha anche aggiunto che essendo in piedi il ricorso al Tar l’ente potrà ottenere i documenti in quella sede. Forse.