Fumata nera. Anzi, nerissima. Niente accordo sulla governance della Serie A, ma nemmeno sui diritti televisivi: le offerte delle pay-tv tradizionali si fermano a 830 milioni di euro, troppo poco per convincere i presidenti della Lega calcio che chiedevano un miliardo e 50 milioni e così hanno aperto la busta della seconda asta, quella riservata agli intermediari. Gli spagnoli di MediaPro garantiscono 950 milioni di euro (più royalties) per tre anni, e già dalla settimana prossima inizieranno le trattative private. Sky e Mediaset rischiano davvero di perdere la Serie A.

Due giorni di incontri e una nottata di negoziati ad oltranza non hanno portato consiglio: il pericoloso braccio di ferro fra Lega e televisioni, in cui hanno tutti da perdere e quasi nessuno da guadagnare, è arrivato al punto di rottura. Troppa la distanza per trovare un accordo, quasi 300 milioni di euro che non sono stati colmati: Sky ha alzato la posta di 70 milioni di euro, Mediaset non ha rilanciato di un centesimo confermando la sua offerta al ribasso di 200 milioni per trasmettere solo le 8 big sul digitale terrestre. Soltanto i pacchetti delle 8 big sul satellite e di internet avevano raggiunto il minimo richiesto, mentre è stato snobbato quello dell’esclusiva su tutte le partite delle altre 12 squadre (compresa la Roma). E così è diventato impossibile avvicinare la quota del miliardo, forse troppo ambiziosa, pretesa dai club.

I presidenti non hanno abbassato la testa anche perché sono convinti di avere un salvagente: l’offerta degli spagnoli, che al miliardo si avvicina parecchio ma rappresenta una rivoluzione. Si tratta di creare un nuovo “canale della Lega”, in cui la Serie A autoprodurrebbe le partite con il supporto di MediaPro, da trasmettere poi su tutte le piattaforme (satellite, digitale, streaming). E qui Sky e Mediaset, al momento tagliate fuori, potrebbero rientrare in gioco come semplici distributori (ma attenzione alla concorrenza di Discovery, o di soluzione esotiche come BeinSports). Questa situazione comunque potrebbe forse star bene al Biscione, che ha già sbaraccato Premium calcio e si accontenterebbe di continuare ad avere le partite delle big alle stesse condizioni dei rivali. Molto meno a Sky, che sul pallone ha investito tantissimo e vedrebbe così neutralizzato il suo vantaggio. Per questo si parla anche di un possibile rilancio dell’ad Andrea Zappia, per avere tutto il calcio in esclusiva: allora sì che magari potrebbe valere la pena sborsare il miliardo di euro che chiede la Serie A.

Nel caos generale ovviamente è andato a vuoto anche l’ennesimo tentativo di eleggere i vertici della Lega: stamattina i club della cosiddetta ala riformista (capeggiati da Roma, Juventus e Bologna) non si sono nemmeno presentati all’assemblea. Hanno preferito incontrare i due candidati alla presidenza della Figc, Gabriele Gravina e Damiano Tommasi, chiedendo al secondo di convergere sul primo nella sfida al senatore Cosimo Sibilia, capo dei Dilettanti che invece raccoglie il consenso dell’area lotitiana. Ma il sindacalista dei calciatori non sembra troppo intenzionato al passo indietro, anche perché ormai c’è un fronte (ispirato dai suggerimenti del ministro Luca Lotti) che gioca dichiaratamente per il commissariamento della Federazione da parte del Coni di Giovanni Malagò. Ad oggi il calcio italiano non ha un presidente. E per il momento non ha più neppure una televisione.

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