Matteo Renzi a Bolzano vuole mettere uno dei suoi. E il nome in cima alla lista è quello di Maria Elena Boschi. L’ex ministra delle Riforme, scomparsa da tv e giornali ormai da più di un mese, ha bisogno di un collegio sicuro e possibilmente poco esposto per tornare in Parlamento. L’Alto Adige è il posto perfetto, grazie ai preziosi alleati della Südtiroler Volkspartei (Svp). Così la Boschi è pronta a sfidare Michaela Biancofiore di Forza Italia in una partita già vinta in partenza: grazie agli elettori della Stella alpina in soccorso ai dem, nel 2013 nello stesso collegio di Bolzano Francesco Palermo aveva ottenuto più del 51% delle preferenze. E poco importa se il Pd altoatesino è ancora all’oscuro di tutto, parla di scelte “oligarchiche” e la comunità italiana della Provincia rischia di ritrovarsi senza un rappresentate in Parlamento.

“Saranno gli elettori a decidere se Boschi debba essere riportata in Parlamento oppure no”, diceva Renzi un mese fa a TgCom24. Aveva omesso di specificare che non sarebbe stati quelli aretini, ma quelli tedeschi, sempre pronti a eseguire i diktat del partito di governo in Alto Adige. Il disegno dell’ex premier è già delineato e la Svp approva compiaciuta: si assicura gli altri due collegi uninominali della Provincia (Merano e Bressanone), ha già dato il suo benestare alla candidatura di Gianclaudio Bressa per il Senato ed è pronta a dare una mano a Renzi per portare alla Camera con i suoi voti anche Maria Elena Boschi.

I favori alla Svp – D’altronde in questa legislatura la Svp ha attinto a piene mani dai favori del Pd, come mai in passato. Lo ha ammesso lo stesso Karl Zeller, senatore uscente del partito sudtirolese, che l’ha definita “la più fruttuosa dal 1948″. A Bolzano la Boschi non è quella di Banca Etruria: la riforma costituzionale che portava il suo nome in Provincia aveva ottenuto il 63% dei Sì al referendum del 4 dicembre. Merito di quanto inserito dall’allora ministra nell’articolo 39 del ddl, dove si spiegava chiaramente che la riforma non avrebbe toccato le Autonomie Speciali. Ma Zeller potrebbe anche fare orgoglio della salvaguardia ad hoc delle banche rurali bolzanine, esentate dall’obbligo di aderire a un gruppo nazionale, garantita dal Pd nella legge sul credito cooperativo. Oppure al rinnovo della concessione dell’Autobrennero fino al 2048 alle Province autonome di Trento e Bolzano e alla Regione, con annesso guadagno di circa 8 miliardi di euro lordi. Ma anche alle 20 norme d’attuazione e 4 riforme dello Statuto di autonomia approvate negli ultimi cinque anni. Ora per la Svp è arrivato il momento di rendere il favore, portando in dote la maggioranza dei voti tra gli elettori di lingua tedesca.

Il Pd altoatesino è all’oscuro – Al Nazareno sembra già tutto deciso: alla Camera è pronta la Boschi, o in alternativa Angelo Rughetti, mentre l’escluso dei due avrebbe comunque la possibilità di essere capolista nel proporzionale. Un’altra rampa di lancia verso Roma. Ma da Bolzano nessuno è in grado di confermare. Perché il Pd altoatesino non è neanche stato interpellato: in Provincia la scelta pioverà dal cielo, senza diritto di replica. Poca importa degli elettori del territorio, l’unica cosa fondamentale è che si trovi un profilo che vada bene alla Svp, portatrice di voti determinanti non solo alle urne ma anche nelle aule di Montecitorio e Palazzo Madama.

Eccesso di devozione alla Svp – E allora, nel segno di “scelte approvate in modo oligarchico”, come scrivono 14 componenti dell’assemblea provinciale dem in un documento durissimo di accusa al gruppo dirigente locale e nazionale, nei due collegi bunker di Bolzano non ci sarà neanche un candidato del territorio. Una decisione frutto di “un eccesso colposo di devozione alla Svp”, afferma al fattoquotidiano.it Roberto Bizzo, esponente Pd e presidente del consiglio provinciale. Tra i vertici locali e nazionali, tutto è stato fatto per “non disturbare la Svp nei suoi desideri e nei suoi sogni”, spiega. L’esempio è la candidatura di Gianclaudio Bressa per il Senato. Nato a Belluno e grande architetto dell’alleanza tra i dem e il partito sudtirolese, Bressa era uno dei candidati imprescindibili per la Svp, tanto da dire “se non lo candidate voi, lo candidiamo noi”. A quel punto, nel pieno “dell’eccesso di devozione”, la direzione provinciale Pd ha detto: “No, Bressa lo candidiamo noi”.

La deroga per Bressa – Renzi non vedeva l’ora. Deroga pronta e via alla sesta candidatura. Approvando Bressa, “sapeva perfettamente che stava facendo un favore alla Svp”, commenta Bizzo. E in più ha colto l’occasione per dire: “Uno l’avete scelto voi, l’altro lo scelgo io”. E in tutto questo l’Assemblea provinciale del Pd che ha fatto? “Non si è mai espressa con un voto”, sottolinea Bizzo. Tutto è avvenuto all’oscuro, in quegli incontri romani tra i vertici. Prima non era mai successo: “In passato arrivano alcune indicazioni dalla segreteria nazionale – racconta il presidente del Consiglio provinciale – Ma proprio per la particolare situazione dell’Alto Adige, l’attenzione alle richieste del territorio era fondamentale. Una volta però il Pd era in crescita e tutto funzionava. Quando invece si deve fare i conti con i posti ridotti…” le cose cambiano, e i collegi sicuri di Bolzano diventano una partita nazionale.

Gli italiani senza un rappresentante – Così, con i big paracadutati dall’alto o scelti in accordo con l’Svp, l’Alto Adige italiano rischia di non avere nessun rappresentante in Parlamento. L’unica potrebbe essere Biancofiore, fedelissima di Silvio Berlusconi e felice di poter sfidare Boschi per conquistare la scena anche a livello nazionale. “E’ assolutamente indispensabile dare voce alla comunità italiana, che altrimenti rischia di estinguersi politicamente. Però se qualcuno lo dice in un’assemblea di partito viene tacciato di nazionalismo. Una situazione surreale”, afferma Bizzo. Una situazione che è motivo di “grande delusione”, scrivono invece Tava, Pasquazzo, Randi, Canestrini, Castellano, Galera, Giovanacci, Grendene, Nietsch, Rubini, Santillo e Volanti nel documento presentato alla direzione locale, “insieme all’amarezza, la delusione, se non la rabbia di molti nostri elettori e sostenitori”.

“Una sfiducia a Renzi” – “La vera gravità sta nel fatto che, anziché tracciare una sorta di descrizione dei ‘candidati ideali’ per questi importanti ruoli, si è preferito fare trattative politiche riservate raccogliendo sostanzialmente le richieste (di altri)”, si legge ancora. L’accusa è implicitamente rivolta anche al segretario provinciale Alessandro Huber, per non aver difeso abbastanza le istanze territoriali. Lui però, come riporta il Corriere dell’Alto Adige, replica: “Anche io sarei stato più felice se ci fossero stati candidati del territorio. Ma questa, più che una sfiducia a me, mi sembra una sfiducia a Renzi”.

“Tutto ciò porta a pensare che il Pd Alto Adige – scrivono i 14 dem nel documento di protesta. – o ha già le idee chiare che in pochi hanno elaborato altrove, oppure sceglie di andare a farsi dettare le regole da altri”. Tradotto, le scelte “non democratiche” sono state fatte da Renzi e dalla Svp. “C’è un concorso di colpa tra direzione locale e nazionale: l’aver voluto fare a tutti i costi un favore alla Svp e quindi il non aver voluto anteporre gli interessi del territorio agli interessi della maggioranza del partito”, conclude Bressa.