Tempo di campagna elettorale e tempo di promesse o balle per dirla come la dice Bruno, il taxista che l’altra mattina mi ha accompagnato alla stazione Termini. Per ora si parla di tasse, di immigrazione, di Europa. Poco di scuola. Le idee del Partito Democratico o del centrodestra sulla scuola le abbiamo già viste. E purtroppo in alcuni casi persino toccate con mano.
Da cittadino e da maestro mi son chiesto: quali sono le proposte del Movimento 5 Stelle sulla scuola?

Provo a riassumerle qui.

Alcune idee sembrano essere molto concrete e vicine alle esperienze di chi insegna. Cito ad esempio il “Fissare il numero di alunni per classe ad un massimo di 22, numero che deve scendere a 20 in presenza di un allievo con disabilità, consentendo ai docenti di lavorare in un contesto organizzativo e didattico completamente diverso da quello attuale e assicurando la giusta attenzione agli studenti con difficoltà”. Si torna a parlare di “le compresenze nel primo ciclo d’istruzione” dopo i tagli della Gelmini e di “applicare modalità didattiche innovative, diverse dalla lezione frontale”. Il movimento di Beppe Grillo sembra aver ascoltato le indicazioni dell’Indire che sulla questione ha persino dedicato un manuale.

Nel pacchetto “scuola” i grillini entrano nel merito delle materie e azzardano una proposta già presente nella “Buona Scuola” ma mai resa concreta: “Riteniamo fondamentale potenziare, ad esempio, l’educazione motoria, assumendo personale specializzato anche all’interno della scuola primaria”.

Mi ha stupito, invece, la scarsa attenzione per l’educazione alla cittadinanza. Nemmeno i “5 Stelle” hanno nel programma il coraggio di avanzare una proposta sull’introduzione dell’ora di educazione civica come materia ma si accontentano di annunciare “un potenziamento dello studio della nostra Costituzione”.

Decisamente rivoluzionaria la proposta sui dirigenti che tra l’altro chi scrive aveva avanzato dalle righe di questo blog: “Il M5S intende allargare i processi decisionali, affiancando al Dirigente scolastico figure intermedie competenti e periodicamente elette dal collegio docenti, potenziando il lavoro di équipe necessario per il buon andamento del clima scolastico, alleggerendo l’eccessivo carico di responsabilità e lavoro”. Finalmente! Una proposta che cambierà radicalmente la governance attuale verticistica e autoreferenziale. Se dovessero vincere dovranno scontrarsi con la potente lobby dei presidi che hanno finora frenato ogni ministro o ministra.

Merita un discorso a parte la questione della chiamata diretta: i “5 Stelle” vogliono abolirla insieme agli ambiti. Ben venga l’eliminazione dei secondi ma siamo proprio sicuri che la chiamata diretta non serva? Certo così com’è fatta, da una sola persona, il dirigente, è pericolosa ma se pensassimo di affidarla ad una commissione con personale specializzato dedito a questa funzione? Tornare all’assunzione per graduatoria è una follia.

Lungimirante, invece, il modo in cui il movimento grillino affronta il tema della formazione: “Prevedere un piano di formazione professionale obbligatoria retribuita, continua e sul campo per tutto il personale scolastico, mirando all’interdisciplinarietà, all’inclusione, all’innovazione pedagogica e a quella didattica. Introdurre équipe formative territoriali (EFT): professionisti in ambito pedagogico e didattico a supporto delle comunità scolastiche per ciascun territorio”.

Finalmente qualcuno che ha il coraggio di retribuire la formazione puntando alla professionalità e non al volontariato dei docenti tra l’altro spesso ostacolato dai dirigenti che non permettono loro di avere i giorni previsti dal contratto per partecipare ad un corso dove si devono persino pagare le spese di trasporto o alloggio. Chi ha steso il programma ha il merito senz’altro di conoscere bene la scuola tanto da prevedere la figura dell’assistente tecnico anche nelle scuole del primo ciclo, iniziativa che forse anche il governo attuale tenterà di mettere in campo prima della fine della legislatura arrivando finalmente a comprendere l’importanza di questa iniziativa.

C’è naturalmente molto altro tra le promesse pentastellate tra cui la revisione della legge 62/2000 sulla parità scolastica che può tramutarsi in un boomerang, la revisione del ruolo e della natura dei test Invalsi, il monitoraggio psico-attitudinale periodico per promuovere il benessere della comunità scolastica.

Le proposte coraggiose non mancano ma nemmeno il movimento “5 Stelle” sembra essere capace di mettere mano ad alcuni nodi nevralgici del sistema d’istruzione italiano: la scuola media che resta l’anello debole del sistema d’istruzione; la revisione dei cicli; la valutazione; la valorizzazione della scuola dell’infanzia. Ne ho citati quattro ma ho l’impressione che serva da parte dei cinque stelle un passo in più: abbiamo bisogno di sapere da che parte intendono condurre la scuola italiana.

Anche nel loro programma come nella “Buona Scuola” non c’è un solo riferimento ai grandi pedagogisti della nostra storia che ancora oggi sono la bussola che dovremmo seguire: penso al modello di scuola proposto da Maria Montessori, alla riflessione sulla valutazione fatta da Alberto Manzi; al tempo pieno e alla non bocciatura di don Lorenzo Milani; all’esperienza di Loris Malaguzzi.