Carlo Conti si è raccontato al Corriere della Sera in una lunga intervista firmata da Aldo Cazzullo. Dal perché non farà più Sanremo (“devo resettare la testa. Ho ascoltato tremila canzoni in tre anni. Scegliere è durissima”), ai suoi modelli  (“a scuola ascoltavo “Alto gradimento” di nascosto nell’ ultima ora, con l’ orecchio poggiato sul transistor arancione”), il conduttore toscano ha parlato di presente e passato. “Vorrei che il mio primo ricordo fosse il mio babbo, ma morì quando avevo 18 mesi e proprio non me lo ricordo”, ha spiegato Conti.

A crescerlo è stata sua mamma, una donna forte: “Mi fece da madre, ma soprattutto da padre. Non aveva una lira: aveva speso tutto in cure sperimentali, inutili. Avrebbe potuto gettarsi dalla finestra con me in braccio. Tornata a casa dal funerale trovò nella cassetta della posta 500 lire. Si convinse che le aveva messe Santa Rita. Trovò nella fede la forza di continuare”. Qualche parola anche sulla politica: “Renzi? È stato un grande sindaco di Firenze. Poi ha avuto troppi nemici interni”. Conti definisce Berlusconi un “grande imprenditore” e Grillo un “grande comunicatore. Ha intuito un malcontento e gli ha dato voce, riportando la gente al centro della cosa pubblica” ma non dice per chi ha intenzione di votare: “Preferisco non attribuirmi un colore. Sono un giullare tv: tutti devono guardarmi nello stesso modo, vedersi riflessi nella mia normalità”.