Matteo Renzi dice di chiedere a Carlo De Benedetti, mentre per Silvio Berlusconi l’ingegnere con il quale è in guerra dai tempi di Mondadori “è stato preso con le mani nella marmellata”.  La telefonata del 16 gennaio 2015 – pubblicata mercoledì da Fatto Quotidiano, Corriere, La Stampa, Messaggero e Sole24Ore – nella quale De Benedetti parla della riforma delle banche popolari con il suo broker Gianluca Bolengo, che si occupa degli investimenti del presidente onorario del gruppo Gedi scatena reazioni politiche contrapposte. Tra il Pd che tace e le opposizioni che vanno all’attacco, spiccano le risposte dell’ex premier, citato dall’ingegnere nella telefonata finita agli atti della commissione Banche, e quella del leader di Forza Italia, storico nemico dell’ex editore di Repubblica.

“Io penso che se fosse capitato a me sarei già in croce, vediamo come andrà a dipanarsi ma quel conflitto di interessi attribuito a me e alle mie aziende fa sorridere mentre vedo che il signor De Benedetti, i cui giornali hanno fatto campagna contro di me, oggi è stato preso con le mani nella marmellata“, ha detto Berlusconi a Radio 105. “Lo chieda a De Benedetti visto che è il suo editore… C’era un’agenzia sul fatto che avremmo fatto quella riforma”, aveva detto invece Renzi, a Circo Massimo su Radio Capital, al giornalista Massimo Giannini che gli chiedeva conto della telefonata nella quale De Benedetti dice al broker di acquistare titoli di quegli istituti perché “il decreto (che avrebbe imposto alle popolari con oltre 8 miliardi di patrimonio di trasformarsi in spa, ndr) passa, me l’ha detto Renzi”.

Le opposizioni attaccano, sostenendo che si è trattato di insider trading. In serata un portavoce dell’Ingegnere risponde che “non vi è stato alcun abuso di informazione privilegiata” perché “l’approvazione della norma era ampiamente nota, al punto che Ubs aveva tenuto una conferenza stampa sul tema due settimane prima, presso la Borsa di Milano, consigliando di acquistare azioni delle banche Popolari”. I pm di Roma, nell’ambito dell’indagine avviata tre anni fa su segnalazione di Consob, hanno chiesto l’archiviazione per quel reato in quanto sia Renzi sia il vicedirettore di Bankitalia Fabio Panetta, quando sono stati sentiti, hanno sostenuto che si è trattato di conversazioni in termini generici e senza “nulla di specifico su tempi e strumento giuridico”. Ora il gip Gaspare Sturzo dovrà decidere se accogliere la richiesta della Procura e la vicenda sarà affrontata nella relazione finale della commissione parlamentare di inchiesta sulle banche. La trascrizione della telefonata intercettata, risalente a quattro giorni prima del via libera al decreto, è stata acquisita proprio dalla commissione dopo le dichiarazioni dell’ex presidente Consob Giuseppe Vegas.

Il candidato premier M5s Luigi Di Maio ha commentato la vicenda parlando di “scandalo” e dicendo che “se questo è il modello del Pd, di coloro che dovevano esser la sinistra, io quel modello lo combatterò con tutte le mie forze. Non vanno votati, quei signori al massimo possiamo mandarli all’opposizione ma io sarei per mandarli a casa”. “Mentre i risparmiatori sono stati mandati sul lastrico e non sono mai stati risarciti”, ha aggiunto la capogruppo in Senato Vilma Moronese, “i potenti amici di Renzi invece ne hanno tratto solo vantaggi patrimoniali. L’uso e, soprattutto, l’abuso delle istituzioni da parte di questa gente è ormai intollerabile”.

Daniele Capezzone, deputato Noi con l’Italia, commenta: “Se non è insider trading questo, ditemi cos’è l’insider trading… In tutte le sedi – pubbliche, private, orali, scritte – ho chiesto che la Commissione Banche audisse anche i vertici di Assopopolari e si occupasse a fondo della storiaccia del decreto renziano sulle popolari. La risposta è stata negativa. Quel decreto, non dimentichiamolo, è stato un intervento dirigista e illiberale: tale da favorire non la concorrenza ma un oligopolio bancario”.

La capogruppo di Sinistra italiana al Senato Loredana De Petris, esponente della lista Liberi e Uguali, ha affermato che “la ‘soffiata’ è una delle cose più gravi che si siano mai verificate. Per anni a palazzo Chigi il senso dello Stato e delle istituzioni è stato sostituito dai rapporti amicali e dalla logica dei favori reciproci: forse mai in precedenza una presidenza del consiglio era arrivata così in basso. L’autodifesa di Renzi, secondo cui ‘tutti’ erano al corrente dell’imminente decreto è semplicemente ridicola. L’intercettazione agli atti della commissione banche dimostra infatti al di là di ogni dubbio che quell’informazione fu passata a De Benedetti direttamente da Renzi ed è assurdo che la procura di Roma abbia evitato di procedere di fronte a un caso così lampante di insider trading”.

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