La Commissione bicamerale d’inchiesta sulle banche come palcoscenico ideale per mandare messaggi e guadagnare benemerenze politiche in vista dei futuri incarichi. Giuseppe Vegas, presidente della Consob in scadenza, ha colto la palla al balzo sfruttando la sua audizione per guadagnare crediti presso la sua parte politica, il centrodestra, che alle prossime elezioni sembra avere molte più chance del Pd di trovarsi nelle condizioni di dare le carte per la formazione di un governo.

Occasione ghiotta per l’ex deputato di Forza Italia, che in questi anni ha ricoperto con spregiudicatezza il proprio ruolo istituzionale di arbitro come si è visto in tante partite: da UnipolSai, all’Opa su RaiWay annunciata dalla società delle torri Mediaset, per non parlare del via libera ai surreali prospetti informativi di Veneto Banca e Popolare Vicenza all’epoca del tentativo di quotazione in Borsa e delle assunzioni a chiamata diretta in Consob. Così Vegas nel corso dell’audizione ha risposto quasi divertito alle domande dei commissari, buttando lì come fosse stata proprio l’allora ministra alle Riforme costituzionali Maria Elena Boschi a volerlo incontrare a Milano per esternargli le sue preoccupazioni in merito alla possibile acquisizione di Banca Etruria da parte della Popolare di Vicenza. Nulla di male però, perché la ministra si è limitata a esporre un fatto e non a fare “pressioni” che del resto sarebbero state del tutto inefficaci: “io le risposi che Consob non era competente” sulle scelte di aggregazione delle banche. E la cosa finì lì.

Anzi no. In un’altra occasione, precedente alla prima, la ministra si premurò di informare Vegas che suo padre Pier Luigi sarebbe stato di lì a poco nominato vicepresidente di Banca Etruria. A che titolo sia stata data quest’informazione Vegas non lo dice né i commissari glielo chiedono, ma possiamo dire che non si tratta di un elemento che, dato il contesto, possa contribuire a mettere in buona luce la Boschi. Su di lei e sul Pd si è naturalmente abbattuta una valanga di critiche e di richieste di dimissioni da parte delle opposizioni e la questione è destinata ad alimentare ancora a lungo la polemica politica contribuendo a screditare il Pd che sulla questione banche ha oggettivamente delle grosse responsabilità che non si fermano al caso Etruria.

Vegas, poi, su sollecitazione del compagno di partito nonché vicepresidente della Commissione, Renato Brunetta, è tornato sul presunto affaire in merito alla riforma delle banche popolari ricordando che dall’istruttoria della Consob sui movimenti in Borsa è emerso che “ci furono dei colloqui principalmente dell’ingegner De Benedetti con il dottor Panetta della Banca d’Italia e con l’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi alcuni giorni prima” dell’approvazione del decreto di febbraio che portò alla trasformazione delle principali popolari in banche spa. Peccato però che l’informazione dell’imminente approvazione della riforma fosse di pubblico dominio e che infatti la Consob stessa ha provveduto ad archiviare sia la posizione di Renzi, sia quella di De Benedetti.

All’epoca però l’avvio dell’istruttoria era stato utilizzato dallo stesso Vegas per mettere in difficoltà il governo e stoppare sul nascere ogni tentativo di riforma dell’autorità di vigilanza. Rinfrescare ora la memoria su quell’episodio con un gioco delle parti con Brunetta ha il senso preciso di appuntarsi sul petto una particolare medaglietta: quella dell’affidabilità e della fedeltà alla propria coalizione. Come ieri a Zonin è stato dato un palco mediatico per le proprie tesi difensive, oggi a Vegas è stato permesso di utilizzare la Commissione banche come un taxi per traghettarsi da una poltrona a un’altra.