Puntuali come la morte e le tasse, ogni volta che una qualche classifica degli uomini più ricchi del mondo viene aggiornata, arrivano le critiche alla concentrazione della ricchezza, le accuse di ingiustizia e i confronti immaginari con epoche d’oro che non sono mai esistite.

A questo proposito merita una menzione negativa ilpost.it che, basandosi non si sa su quali dati, parla di “concentrazione ai massimi storici” a fronte di “impoverimento delle fasce più povere” (passaggio poi rimosso, ma su internet nulla è mai cancellato per sempre). Per quanto questo tipo di retorica possa risultare attraente, in un’epoca come la nostra caratterizzata da profonde trasformazioni sociali ed economiche, si tratta in primo luogo di argomenti infondati e, in secondo luogo, di ragionamenti che non considerano una fondamentale chiave di lettura: le modalità di acquisizione dei patrimoni e la loro contendibilità.

Venendo al primo punto, non è semplice stabilire in modo obbiettivo se la ricchezza si oggi più o meno concentrata che in passato, a causa della qualità e quantità dei dati disponibili per i secoli scorsi. Per comodità e sintesi prendo in prestito le parole e il riferimento bibliografico fornito dal mio amico e storico dell’Economia Giovanni Federico per il quale “tutte le analisi storiche di lungo periodo dimostrano che in età pre-industriale la diseguaglianza era molto maggiore di oggi (Cf Milano if lindert Williamson economic journal 2011)” e i calcoli fatti da Massimo Fontana su Facebook:

Se in una prospettiva storica, come fatto da Fontana, proviamo a confrontare la frazione di ricchezza mondiale (o di stati rilevanti come gli Usa) controllata dagli uomini più ricchi, con quella odierna, ci accorgiamo semplicemente che, per quanto astronomici appaiono in valore assoluto i patrimoni dei super ricchi odierni, essi controllano una frazione inferiore dell’economia mondiale rispetto ai loro omologhi del passato.

Per dare un’indicazione di come le condizioni di coloro che super ricchi non sono siano migliorate nel tempo si può poi guardare all’evoluzione dell’aspettativa di vita nel tempo riportata da Wikipedia e al nesso tra aspettativa di vita e pil pro-capite nota come Curva di Preston.

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Insomma, non solo i miliardari di oggi, non costituiscono affatto un’eccezione rispetto al passato, ma occorre anche tenere presente che, il resto della popolazione, gode di condizioni di benessere e opportunità di sviluppo mai sperimentate nella storia passata.

Messa da parte la retorica d’accatto e le argomentazioni infondate, vorrei aggiungere una chiave di lettura di cui non ho trovato quasi traccia nelle discussioni sul tema: la contendibilità della ricchezza nel mondo contemporaneo e la sua separazione dalla politica.

Scorrendo l’elenco dei miliardari, troviamo in massima parte imprenditori di successo, persone che hanno costruito la propria fortuna cogliendo delle opportunità e mettendo a frutto le proprie capacità: una dinamica che sarebbe stata di fatto impossibile ai tempi dei faraoni o anche solo nel mondo feudale e che di certo presentava ostacoli maggiori anche solo quaranta o cinquanta anni fa.

In merito alla separazione tra egemonia politica e ricchezza osserviamo che dice che anche i super ricchi (almeno limitatamente ai paesi civili) sono soggetti alla legge e ai tribunali, laddove ancora nel secolo scorso i residuati della piccola nobiltà dei secoli passati avevano di fatto diritto di vita e di morte sui propri “sudditi”.

Per concludere, quello in cui viviamo oggi, con i suoi super miliardari, è un mondo in cui ogni nuovo nato dispone di opportunità di migliorare la posizione economica e sociale ereditata alla nascita, mai viste nella storia, in cui le élite economiche devono fronteggiare ostacoli politici al proprio arbitrio nei confronti dei meno abbienti superiori a quelli presenti nei secoli scorsi. C’è pertanto da augurarsi che la tendenza alla crescita della ricchezza mondiale continui in futuro, senza darci troppo pensiero di una concentrazione (comunque inferiore a quella sperimentata in passato) che nulla rileva finché il benessere complessivo dell’umanità migliora e dovremmo invece concentrarci sulla difesa e l’espansione della principale determinane del progresso per l’umanità: la concreta possibilità per ogni individuo di migliorare le proprie condizioni di partenza che include tra le altre cose l’accesso all’educazione e alla formazione, libertà d’iniziativa economica, concorrenza tra le imprese, trasparenza, autorevolezza e solidità delle istituzioni e tutte quelle altre cose sulle che i detrattori della disuguaglianza trovano forse troppo complicate (o propagandisticamente meno spendibili).

@massimofamularo