L’impresa impossibile del presidente Sergio Mattarella si chiama “normalità”. Normalizzare un Paese sull’orlo di una crisi di nervi, che arriva alle elezioni sfibrato e lacerato all’interno e all’esterno. E riportare nel quadro istituzionale quello che ha tutta l’aria di non esserlo. Il Capo dello Stato questa sera parlerà alla nazione a reti unificate (alle ore 20.30) per un massimo 15 minuti e in quel discorso conciso ci sarà un piano generico di gestione dei prossimi mesi. Perché se ci tiene a chiedere il rispetto dei ruoli e continuerà sulla linea della non ingerenza, sarà lui comunque il vero protagonista della prossima legislatura, quando, stando ai sondaggi, dovrà affidare le chiavi del governo a chi sarà in grado di unire e non dividere un Parlamento che si preannuncia a brandelli. Morale, l’arbitro che ha voluto così tanto distanziarsi dal suo predecessore Giorgio Napolitano, sarà costretto a giocare un ruolo di primo piano da cui dipenderanno le sorti dell’interno Paese. In contemporanea a Mattarella, ci saranno due leader, Beppe Grillo e Matteo Salvini che, uno in diretta sul blog e l’altro in un comizio a Bormio, interverranno per il loro discorso di fine anno: un gesto di sfida politica che preannuncia il clima che si respirerà nei prossimi mesi.

E secondo le anticipazioni del Corriere della Sera e dell’agenzia Ansa, nelle parole di Mattarella stasera ci sarà proprio un invito ai partiti a non lasciarsi andare alla demagogia. Chiederà moderazione nelle parole e nei comportamenti, per consentire un esercizio del voto informato e non condizionato dalle promesse dei primi arrivati. Probabilmente si spenderà anche per la partecipazione: Mattarella si rivolgerà ai concittadini per ricordare l’importanza di andare alle urne, anche alla luce dei risultati allarmanti delle ultime consultazioni elettorali che hanno visto l’astensione vincere quasi dappertutto (vedi le Regionali in Sicilia, ma anche l’ultima tornata delle amministrative). Il Capo dello Stato, come scrive il Corriere, avrà come prima preoccupazione quella di trasmettere un messaggio “normale” che rassicuri la popolazione e che trasmetta un’immagine istituzionale di quello che sta avvenendo: lo scioglimento delle Camere “non è drammatico” e si continuerà con l’ordinaria amministrazione dell’esecutivo in carica fino al giorno del voto. A questo punto non possono non tornare in mente le parole di Paolo Gentiloni, il premier Pd uscente, che nell’ultima conferenza stampa ha ribadito l’importanza di “una fine ordinata dalla legislatura“. Quindi un impegno collettivo delle più alte cariche dello Stato per mantenere l’ordine, là dove ordine non c’è e soprattutto con Gentiloni che fa le prove (anche se ormai sono molto più che prove) di traghettatore di maggioranze che non ci sono.

Stando alle ultime indiscrezioni il discorso sarà fatto dallo studio alla Vetrata, forse la più istituzionale tra le location che si potevano scegliere nel palazzo del Quirinale. E soprattutto un luogo molto simbolico per i mesi che verranno: è infatti lo studio famoso per le consultazioni che precedono la formazione di ogni nuovo governo e che già da marzo sarà poi riaperto per “confessare” le forze politiche sulle loro reali intenzioni sulla base dei seggi ottenuti con il famigerato “Rosatellum”. Proprio la legge elettorale è uno dei risultati a cui si è arrivati anche grazie alle pressioni di Mattarella, che più volte ha lasciato intendere l’inopportunità politica di andare al voto con un sistema che non fosse stato espressione del Parlamento. Ma mai, o almeno non nei suoi desiderata, avrebbe pensato di arrivare alle elezioni con una legge che condanna tutti, salvo sorprese, a non avere la maggioranza per governare. L’ultima proiezione è d Ixè per l’Huffington post ed è del 30 dicembre: il centrodestra è in largo vantaggio, ma ancora non ha i numeri per governare da solo.

Quello di Mattarella sarà il terzo discorso di fine anno e anche il più delicato. Sulle spalle lo scioglimento delle Camere e un inverno di campagna elettorale. Il massimo della ingerenza del Capo dello Stato sarà invocare il bene dell’Italia e l’attenzione per il lavoro. La disoccupazione, specie quella giovanile, è la madre di tutte le battaglie per il Presidente. E quindi l’invito ad avanzare “proposte comprensibili e realistiche”. E ricorderà quindi il ruolo di servizio che deve animare i partiti. Con tutta probabilità Mattarella ribadirà la necessità di basare la battaglia politica su fondamenta cementate da realismo e realizzabilità dei programmi. Potrebbe anche esserci un passaggio sui dati economici per ricordare ai partiti e ai cittadini che “bisogna lavorare insieme affinché il vento della ripresa non sfugga dalle vele dell’Italia”.

L’invito sarà in sostanza quello che si è fatto scappare con un cronista dopo lo scioglimento delle Camere: “Quello delle elezioni non è mai un passaggio drammatico”, aveva detto solo qualche giorno fa. Una frase che già di per sé è un po’ negare la realtà dell’Italia attuale. Ma questo Mattarella lo sa bene. E ha anche già fatto capire ai vari competitor che non basterà prendere un voto in più per arrogarsi il diritto di governare e che lungi da lui poi riportare tutti al voto dopo poche settimane. Dopo le consultazioni salirà al Colle solo chi avrà più chance di formare un esecutivo, come ordina la Costituzione. Quello succederà dopo, dal 4 marzo in poi. E Sergio Mattarella si prepara al ruolo più difficile specie per uno come lui: quello di arbitro protagonista.

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