di Federico Iarlori

Conoscete Béziers? Un tempo era una ridente città del Sud della Francia, conosciuta per le sue vigne assolate e la sua mitica corsa dei tori. Negli ultimi anni, invece, se ne parla solo quando il suo sindaco Robert Ménard, ex giornalista eletto con il sostegno del Front National, ne combina una delle sue.

Dopo il discusso manifesto dell’anno scorso, con cui il primo cittadino intendeva opporsi alla creazione di un centro di accoglienza per i migranti e in cui questi ultimi venivano rappresentati come delle specie di zombie che invadevano il bel centro storico della città – un’immagine che sarebbe piaciuta molto a Matteo Salvini, tra l’altro – Ménard ha scandalizzato ancora una volta l’opinione pubblica (e non solo) con una nuova creazione, se possibile, ancora più provocatoria.

A finire nell’occhio del ciclone è stato uno dei manifesti della campagna pubblicitaria con cui il comune di Béziers intende sollecitare l’approdo dei treni veloci (Tgv) nella stazione locale. Per farlo, Ménard e il suo team di creativi hanno pensato bene di rappresentare una donna legata alle rotaie di una ferrovia con tanto di treno a vapore in arrivo e lo slogan: “Con il Tgv avrebbe sofferto di meno”.

La classe!

L’evidente forzatura della campagna pubblicitaria non è piaciuta per niente all’ex ministro socialista (e attuale senatrice dell’Oise) Laurence Rossignol, che nel manifestare la propria indignazione nei confronti del manifesto, ha anche denunciato il presunto legame tra quell’immagine e un terribile fatto di cronaca di un’estate fa. Un uomo, infatti, aveva effettivamente ucciso la propria moglie (34 anni e 4 figli) legandola ai binari della linea veloce Parigi-Nantes e poi si era suicidato. Chiamata ad intervenire, il ministro delle Pari opportunità Marlène Schiappa, ha dichiarato – anche lei via Twitter – che saranno presi provvedimenti nei confronti di quella campagna “odiosa”.

 

Nel frattempo, invece, Robert Ménard ha colto la palla al balzo per rivendicare la sua scelta con un tweet anche piuttosto orgoglioso: “Le reazioni oltraggiate e paranoiche nei confronti del nostro manifesto la dicono lunga sull’ordine morale che incombe sul paese. Quelle stesse persone avrebbero bruciato Johnny (Halliday, cantante deceduto pochi giorni fa, ndr) nel 1960, Charlie Hebdo nel 1970 o Serge Gainsbourg (un altro famoso cantautore, ndr) nel 1980. Inquietante”.

Il sindaco di Béziers, insomma, per giustificare una provocazione evidentemente studiata a tavolino, da buon giornalista, con l’obiettivo di far parlare di sé e della sua città, tira in ballo il neo-puritanesimo della nostra società, che – pur rappresentando effettivamente un problema su cui riflettere – non ha niente a che vedere con la campagna pubblicitaria di un comune su un tema di interesse pubblico.

È un peccato, perché lo spirito dissacratorio e anti-puritano – di cui le destre ultimamente si servono sempre di più – dovrebbe essere usato per obiettivi più nobili – contro il bavaglio che la società vuole imporre alla satira (Charlie Hebdo sì che è un modello da difendere) ad esempio, o come abbiamo visto negli ultimi giorni con la censura di Egon Schiele, all’arte – e non come subdolo strumento di propaganda politica.

L’immagine in evidenza è tratta dal profilo Twitter di Robert Ménard

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