Archiviata l’accusa di omicidio volontario, fu legittima difesa. Il gip di Milano Teresa De Pascale, come chiesto dalla Procura, ha archiviato l’inchiesta che era stata aperta per omicidio volontario a carico di Francesco Sicignano, il pensionato di Vaprio d’Adda, nel Milanese, che nell’ottobre del 2015 sparò ed uccise un ladro albanese che era entrato nella sua abitazione. A Sicignano deve essere restituita la pistola. Per il giudicie ha reagito “nell’unico modo, in quel momento, possibile” in una “frazione di pochi secondi”.

Ad opporsi alla richiesta di archiviazione, formulata dai pm a fine maggio 2016 evidenziando la “legittima difesa”, erano stati i familiari del giovane albanese chiedendo al gip nuovi approfondimenti. In particolare, tra gli approfondimenti necessari, secondo il legale del padre e della madre di Gjonj, c’era anche la cosiddetta blood pattern analysis, ossia l’analisi delle tracce emetiche. Nelle prime battute dell’indagine, tra l’altro, gli stessi pm avevano ipotizzato che il pensionato (dopo l’accaduto fu anche candidato consigliere comunale a Milano per Forza Italia, non eletto), quella sera avesse sparato quando il ladro non era ancora entrato nella casa ma si trovava ancora sulle scale esterne. Il medico legale nominato dalla Procura, però, accertò poi che la dinamica della morte poteva essere compatibile con la versione di Sicignano, che aveva sempre detto di aver sparato in casa per difendersi.

“Ho visto la sagoma di un uomo all’interno della cucina, ho gridato ‘cosa stai facendo?’ e a quel punto lui invece di allontanarsi mi è venuto incontro, minaccioso“, aveva messo a verbale nell’interrogatorio. “Si trovava a circa due metri e mezzo, ho avuto paura di essere aggredito e ho sparato – aveva aggiunto – poi lui si è trascinato fuori casa, ancora vivo, uscendo sulle scale esterne”. Il 22enne non aveva armi con sé e in mano aveva una torcia elettrica. Il proiettile, secondo il medico legale, ha sfiorato il cuore dell’albanese attraversando il corpo senza colpire direttamente l’organo. Per questo Gjonj, nella ricostruzione della Procura, potrebbe essere rimasto in vita quasi per un minuto. Il tempo necessario per trascinarsi fuori dalla cucina e, attraverso un percorso tortuoso, raggiungere le scale esterne, dove poi è morto. Il legale dei familiari del giovane, invece, aveva insistito per nuove indagini con l’ipotesi di omicidio volontario parlando di ricostruzione “parziale” dei pm e di “numerose incongruenze”. Secondo il difensore, infatti, il 22enne venne “ucciso sulle scale, fuori dall’abitazione, e poi il proiettile venne buttato nel soggiorno di casa”. Il giudice, tuttavia, ha accolto la tesi della Procura e ha archiaviato.

Nel provvedimento il gip, dispone, infatti, il “dissequestro e la restituzione” a Sicignano della “pistola Revolver” e dei proiettili, ad esclusione di quelli “esplosi che devono essere confiscati e distrutti”, e trasmette gli atti “alla competente Autorità Amministrativa per la previa verifica della sussistenza e/o permanenza dei requisiti per la regolare detenzione delle armi e munizioni“. Il giudice mette in luce che l’albanese di 22 anni, Gjergi Gjonj, che non era armato, si avvicinò al pensionato e con “tale azione” in un “contesto” di “intrusione domiciliare notturna” ha “sicuramente e indubbiamente fatto sorgere” nel 67enne “il concreto timore di un’imminente aggressione”, considerato anche che le “urla di Sicignano non hanno avuto alcun effetto deterrente sull’azione del Gjonj che ha continuato ad avvicinarsi”. Per questo motivo il pensionato, spiega il gip, è stato indotto “a reagire, nella frazione di pochi secondi, nell’unico modo, in quel momento, possibile, stante l’inattuabilità di un’altra condotta meno lesiva o alternativa, tenuto conto della irrealizzabilità di una fuga”. La reazione di Sicignano, precisa il gip, non è stata “messa in atto come difesa anticipata e preventiva”, ma è stata giustificata da un “concreto pericolo d’aggressione“.