Torna il caos nella vicenda della Roma Multiservizi. Il Campidoglio, infatti, ha revocato in autotutela la gara a doppio oggetto da 475 milioni. Questa avrebbe dovuto portare alla costituzione di una nuova società pubblico-privata per la gestione dei servizi di global service a Roma, con la sostituzione di quella attuale, detenuta al 51% dalla società capitolina Ama e al 49% da Manutencoop e La Veneta. Dopo i rilievi dell’Autorità Generale della Concorrenza e del Mercato, infatti, i vertici di Palazzo Senatorio hanno comunicato ai sindacati la volontà di riscrivere il bando in vista di una seconda pubblicazione prevista per il prossimo 18 gennaio. Nella nuova gara saranno confermate le modalità tecniche già individuate (la gara a doppio oggetto, appunto), lasciando solo i servizi scolastici a scapito della manutenzione del verde e delle piste ciclabili. La vicenda tiene con il fiato sospeso oltre tremila persone, di cui 2.560 impegnate nelle scuole della Capitale – bidelli, pulizie, refezione, verde scolastico – e altre 500 circa disseminate fra i vari appalti nei cimiteri piuttosto che nei servizi di pulizia delle stazioni Atac o negli uffici amministrativi.

I dubbi di legittimità – Nel parere inviato agli uffici capitolini il 3 ottobre scorso, in realtà l’Antitrust poneva seri dubbi su tutto l’impianto della gara a doppio oggetto. E anche sul “global service”, rimarcando possibili contestazioni anche in vista della nuova soluzione prospettata dal Comune. “I servizi di ausiliariato scolastico – si legge nel parere – di assistenza al trasporto scolastico, di pulizia nelle scuole e di manutenzione e facchinaggio erano stati, nell’agosto del 2016, oggetto di una procedura ad evidenza pubblica per l’affidamento di un appalto di global service, gara poi annullata dal giudice amministrativo”; quindi “appare contraddittoria la scelta del Comune di Roma di porre gli stessi servizi, nella medesima configurazione e con il medesimo parametro di riferimento per la definizione del corrispettivo a base della gara a doppio oggetto per l’affidamento a società mista con la nuova, formale, qualificazione di servizi di interesse generale”. Tradotto, vie di mezzo non sono possibili: o si mette tutto a gara oppure si internalizza. Dal colle capitolino, tuttavia, rigettano questa lettura: “Nella realizzazione della nuova gara – sottolineano dall’amministrazione – il recepimento di tale parere non inficia la scelta dello strumento, che resta la gara a doppio oggetto. Questa, per quanto ci riguarda va avanti, si farà un nuovo bando che preciserà meglio alcune questioni sollevate dall’Agcm”.

Le richieste dei sindacati – L’assessora all’Ambiente, Pinuccia Montanari, ha cercato di rassicurare le parti sociali, sottoscrivendo un verbale dove viene garantita la “ricerca di ogni soluzione idonea a garantire continuità occupazionale e salariale nei cambi appalto, incluso quello relativo alla refezione scolastica”, il “miglioramento delle performance aziendali che possano portare a una riduzione della pressione sugli organici” e la “revoca immediata della procedura di mobilità per gli impiegati e per i lavoratori addetti alle pulizie in Atac”. Resta il problema del passaggio – qualora la gara a doppio oggetto dovesse andare in porto – di tutti i lavoratori nel nuovo maxi-appalto. L’anomalia di Roma Multiservizi è stata quella di aver assunto personale con contratti da tre ore al giorno, pur garantendogli dalle 6 alle 8 ore effettivamente lavorate. Uno standard che ha permesso ai lavoratori di ottenere salari dignitosi difficili da trovare in futuro. Il timore, dunque, è che al cambio appalto possano corrispondere tagli di orario o di dipendenti. “La legge Madia – sottolinea Luca Battistini, rappresentante Cgil – permette agli enti locali di creare delle società di primo livello, completamente in house, senza rischiare ricorsi. Ma questa amministrazione, dopo aver fatto campagna elettorale in questo senso, ha cambiato idea”.

L’attesa del Tar – La legittimità della gara a doppio oggetto non è l’unico aspetto in sospeso. Ieri, il Tar del Lazio si è riservato di andare a sentenza entro il mese di dicembre per il ricorso presentato da Confartigianato contro la delibera su Multiservizi – quella da cui scaturisce il bando –. Un ricorso sostenuto anche dai soci della società capitolina, ovvero da La Veneta, dalla Manutencoop e dalla Multiservizi stessa. L’azienda di secondo livello, infatti, dal 2008 a oggi ha ricevuto circa 600 milioni di euro di fondi comunali per la realizzazione dei servizi ed eventuali proroghe porterebbero nelle sue casse altri 58 milioni di euro l’anno, di cui poco meno della metà spetterebbero appunto ai soci privati. Qualora il Tar dovesse approvare, l’ulteriore prolungamento tecnico (che va avanti dal 2013) potrebbe protrarsi a tutto l’anno scolastico 2018-2019.