Ospite di Dimartedì (La7), il giornalista de Il Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, presenta il suo nuovo libro Renzusconi, edito da Paper First. E snocciola i tanti punti di contatto tra il leader del Pd, Matteo Renzi, e Silvio Berlusconi: “Tra i punti in comune, ci sono l’attenzione spasmodica nei confronti di tutto ciò che è mediatico, una certa propensione alla gaffe, una particolare tendenza alla sopravvalutazione, un credersi superomistici, l’avere un’idea molto liberistica del partito, l’avere una classe dirigente molto deludente, anche se trovo che quella renziana sia addirittura peggiore della classe dirigente berlusconiana. E poi ci sono anche punti di contatto politici” – continua – “come l’idea del lavoro e l’abolizione dell’articolo 18, alcuni aspetti della Buona Scuola, lo Sblocca Italia e quindi la cementificazione selvaggia”. Il conduttore, Giovanni Floris, obietta che il narcisismo è, tutto sommato, una peculiarità di tutti i leader politici. “E’ vero” – risponde Scanzi – “però dopo 20 anni di berlusconismo, era forse lecito sperare dal centrosinistra una strada diversa. Il problema è che sia proprio il centrosinistra a produrre un leader con quel tratto. Se il centrosinistra diventa troppo contiguo al centrodestra, un elettore fa fatica a scegliere. In più, quando mostri una tendenza leaderistica, te la devi permettere. Berlusconi, dopo 24 anni, rischia ancora di vincere le elezioni. Non è una bella notizia, ma è la dimostrazione che ha del talento. Renzi, dopo 3 anni, è il politico più odiato d’Italia. C’è questa piccola differenza tra i due”. E aggiunge: “Renzi si è bruciato troppo velocemente il consenso, si sopravvaluta, si circonda da yes-men, non è un uomo che sa federare, a differenza di Berlusconi. Renzi o lo adori o vieni mandato via. Non riesce a stare con Grasso, né con Bersani. Nel mio libro arrivo a dire che, se Renzi si fosse candidato come alternativa credibile e come una sorta di democristiano garbato dentro il centrodestra, a me sarebbe anche andata bene. Ma che lui sia il vessillo del centrosinistra” – chiosa – “e che tutti quelli che attaccavano Berlusconi adesso dicano che Renzi sia il futuro è preoccupante per me. E penso anche a Eugenio Scalfari che ringrazio, perché con le sue parole ha lanciato il mio libro ed è la certificazione che siamo nell’era del Renzusconismo

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