Il biotestamento subito, lo ius soli in calendario, sì, ma all’ultimo posto della lista. Cioè mai, visto che la legislatura è agli sgoccioli. L’agenda del Senato scelta dal Pd punta a una sola delle leggi “di civiltà” promesse da Matteo Renzi e dall’intero suo partito. Nonostante gli appelli, gli scioperi della fame e le promesse dei più alti dirigenti (i ministri Graziano Delrio e Marco Minniti tanto per cominciare), la legge di cittadinanza arriva dopo molti altri provvedimenti, anch’essi peraltro all’ultimo giro di boa per l’approvazione. Sotto il profilo politico la proposta del capogruppo democratico Luigi Zanda – poi passata in conferenza dei capigruppo e infine confermata dall’Aula del Senato – è significativa per come i vertici del partito intendono la prossima campagna elettorale: si punta su una legge – il biotestamento – che riscuote il sostegno di una larga parte dell’opinione pubblica (anche tra i cattolici), si lascia scadere la normativa sulla cittadinanza che farebbe diventare italiani circa 800mila persone nate in Italia da genitori stranieri perché sotto elezioni può spaventare. Niente “assillo” di Minniti, niente urgenza di Delrio.

Lo ius soli – pur incardinato in estate – arriverà in discussione dopo il ddl testimoni di giustizia, quello sugli orfani di femminicidio, quello per la deradicalizzazione dello jihadismo. E subito prima della riforma delle professioni sanitarie e il libro bianco della Difesa. “Cioè lo discuteranno il giorno del mai… E io sono contento” incassa con un sorrisone il capogruppo della Lega Nord Gian Marco Centinaio. Tradotto: calendarizzato o no, lo ius soli sarà comunque materiale che il Carroccio potrà rivendere come un successo. Zanda spiega che sta ancora lavorando per trovare una maggioranza che a differenza del biotestamento sulla riforma della cittadinanza in Senato non c’è. Tuttavia, mentre tutti nel Pd (Fassino e Delrio in testa) continuano a dire che lo ius soli è “un impegno”, il tempo dice che quella legge ha le ore contate.

Tutti gli ostacoli del biotestamento
Non che la legge sul fine vita abbia davanti un percorso lineare. La stessa Lega, per esempio, ha annunciato circa 1800 emendamenti. E’ iniziata la discussione generale, che proseguirà domani, ma manca ancora l’esame delle pregiudiziali di costituzionalità perché ci sono stati lunghi e ostruzionistici interventi sul calendario e quindi poi si passerà alla laboriosa votazione delle proposte di modifica. Poi non c’è da sottovalutare la guerriglia di Alternativa Popolare, stizzita per il blitz del Pd su un tema di bioetica che lo caratterizza come pochi e perché passa in cavalleria la riforma delle professioni sanitarie scritta dalla ministra Beatrice Lorenzin.

Il M5s non ha chiuso a eventuali procedure d’urgenza come il famoso “canguro” (l’emendamento che fa cadere gli altri emendamenti), anche se per coerenza potrebbe dire di no. Ma in ogni caso il dibattito sarà interrotto perché prima del fine settimana la commissione Affari costituzionali vuole esaminare i nuovi collegi del Rosatellum. Non solo: il Senato non lavorerà per festeggiare Sant’Ambrogio – nonostante Palazzo Madama sia a Roma e non a Milano – e poi c’è la festa dell’Immacolata e il weekend. Secondo i calcoli proprio del leghista Centinaio i giorni di lavoro effettivi per affrontare questo calendario sono solo 6. “Se non si farà ostruzionismo – assicura Zanda – e si rispetteranno i tempi del dibattito potremo farcela…”. E Zanda evidentemente si immagina che non ci sarà l’ostruzionismo dei parlamentari clericali sul biotestamento e della Lega Nord sullo ius soli (il Carroccio dopotutto in commissione ha presentato circa 50mila emendamenti e l’incardinamento in Aula, ormai mesi fa, finì a urli e spintoni). “Un calendario ambizioso ma realizzabile – ci crede il capogruppo democratico a Palazzo Madama – se, responsabilmente, tutti i gruppi collaboreranno evitando ostruzionismi e interventi finalizzati a rallentare i lavori. Ho proposto non solo di lavorare fino al giorno prima delle festività natalizie ma anche che a tutti i gruppi parlamentari di collaborare seriamente per rendere il nostro programma di calendario realizzabile”. Quel che è certo è che resta fuori dall’agenda la riforma dei vitalizi perché, spiega il capogruppo M5s Giovanni Endrizzi, “nessun gruppo ha sostenuto la nostra battaglia sui vitalizi”. 

La riforma del regolamento e il Pd che avvelena il pozzo di Grasso
Tutto è andato a rilento anche perché il dibattito sul calendario è stato lunghissimo (quasi due ore). Forza Italia, Lega Nord e Federazione della Libertà (gruppetto di senatori che riunisce ex forzisti e alfaniani) hanno proposto a lungo di invertire l’ordine dei lavori e far precedere la legge dalla riforma del regolamento del Senato sulla quale c’è l’unanimità ed è sufficiente un voto dell’Aula per approvarlo. Il rischio, si osserva, è che se sul biotestamento dovesse “andare per le lunghe” la riforma del Regolamento potrebbe saltare. Perché il biotestamento prima e il regolamento del Senato dopo? Zanda replica: “Per noi ora la priorità è il disegno di legge sul fine vita”. In maggioranza, segnala l’Ansa, si sottolinea come anche i renziani potrebbero non dispiacersi dell’eventuale fallimento anche per non lasciare a Grasso – da pochi giorni leader di Liberi e uguali, spina sinistra del Pd – la “medaglia” di una riforma importante che alla Camera non si è riusciti a fare e che potrebbe dimostrare come non fosse necessario stravolgere la Costituzione per far funzionare il bicameralismo perfetto. In più nel regolamento la novità principale è che non si possono creare nuovi gruppi e quindi col Rosatellum che potrebbe non determinare una netta maggioranza di governo, farebbe comodo che tutto rimanesse com’è ora.

Le posizioni dei partiti sul fine vita
Di sicuro c’è che la linea ufficiale dei partiti dice che Pd, M5s (“I nostri voti ci sono” hanno ripetuto per tutta la giornata da Fico a Morra, dalla Taverna a Endrizzi), sinistre e vari senatori in ordine sparso (il gruppo misto conta 35 senatori, quello per le Autonomie un’altra dozzina), mentre sono per il No Lega Nord, Alternativa Popolare, Federazione della Libertà (che con Giovanardi e Quagliarello ha gli alfieri più orgogliosi anti-biotestamento). A questi si è aggiunta in serata Forza Italia che nonostante abbia diverse personalità provenienti dall’esperienza socialista e liberale – quindi ultralaica – non vuole dare troppa vetrina al Partito democratico in affanno da settimane se non da mesi. “La grande maggioranza del gruppo ha manifestato un’opinione negativa rispetto al testo sul biotestamento – dice Romani – Non c’è una posizione ideologica di contrasto rispetto al tema, che saremmo stati in grado di affrontare, tanto è vero che presenteremo degli emendamenti puntuali. Laddove fossero modificate queste parti, l’atteggiamento di Fi cambierebbe. Ma siccome abbiamo la sensazione che la maggioranza non ci voglia sentire, se questo testo rimarrà, ci sarà un voto negativo. E’ ovviamente consentita ai senatori che lo chiederanno libertà di voto”. Anche i berlusconiani presenteranno emendamenti, oltre 150.

Ius soli, per Pd, M5s e centrodestra non è la priorità
Non è invece una priorità lo ius soli: non lo è per il Pd, non lo è per i Cinquestelle (lo dice in modo esplicito il capogruppo Giovanni Endrizzi), figurarsi per il centrodestra. “Abbiamo chiesto che si mettesse lo ius soli al primo punto dell’ordine del giorno dei lavori dell’Aula (insieme al biotestamento, ndr) ma ci hanno detto di no” spiegano le capogruppo di Sinistra Italiana e Mdp Loredana De Petris e Maria Cecilia Guerra, sottolineando che è un provvedimento “atteso da almeno 800mila giovani che sono italiani a tutti gli effetti”. L’approvazione dello ius soli sarebbe uno dei punti “fondamentali” che Campo Progressista di Giuliano Pisapia aveva fissato come condizione per l’alleanza elettorale con il Pd. Ma “lo dobbiamo fare a prescindere da Pisapia e dalle alleanze” spinge il ministro della Giustizia Andrea Orlando. Un finale di legislatura “all’insegna dei diritti” rivendica Zanda. Ma da sinistra De Petris e Guerra replicano: “Mettere lo ius soli in fondo all’agenda è una presa in giro” perché vuol dire “affossarlo”.

Bonino: “No a concorrenza sleale tra diritti civili”
In precedenza aveva parlato anche Emma Bonino che correrà alle elezioni con “+Europa” e che sta provando ad allearsi con il Pd quasi solo perché la legge elettorale prevede la necessità della raccolta di 50mila firme. “Per questo Parlamento è delicato tutto, mi sembra di aver capito – ha detto l’ex ministra degli Esteri – Io non credo che bisogna mettere in competizione i diritti, questa è una concorrenza sleale in buona sostanza”. Sulla scelta se fare biotestamento o ius soli o entrambi bisogna “assumersi delle responsabilità molto chiare e molto nette. E si smetta il gioco della competizione tra diritti civili“. “Non si tratta – conclude la Bonino – di accontentarci, io penso ai cittadini italiani, dei quali centinaia di migliaia hanno un problema di ius soli e altri hanno un problema di biotestamento. Se vogliamo mettere anche i cittadini l’un contro l’altro armati questa è una buona strada”.

Gandolfini (Family Day): “Bloccate la legge o ce ne ricorderemo”
Come già era accaduto con le unioni civili, è arrivata anche il consueto avvertimento di Massimo Gandolfini, leader del Family Day: la maggioranza e il Pd blocchino la legge, dice, e “non strumentalizzi le parole del Santo Padre”, altrimenti “alle elezioni ci ricorderemo chi ha votato per questa legge e chi vi si è opposto. Secondo Gandolfini – che cita sondaggi in suo possesso, il contributo al No al referendum costituzionale degli elettori dell’area che dice di rappresentare è stato “di 4 milioni di voti”. Hanno aderito all’appello di Gandolfini, tra gli altri, vari parlamentari: Gianmarco Centinaio, Gaetano Quagliariello, Maurizio Gasparri, Maurizio Sacconi, Carlo Giovanardi, Maria Rizzotti, Fabio Rampelli, Eugenia Roccella e Gianluigi Gigli, che è anche il presidente del Movimento per la vita.

La diretta twitter dell’associazione Luca Coscioni