Wolfgang Schäuble ha sempre apprezzato la sua linea filo-Berlino improntata al rigore di bilancio e all’austerità. Ora proprio il sostegno della Germania gli consente una proroga dell’incarico di Jeroen Dijsselbloem come presidente dell’Eurogruppo, cioè il coordinamento dei ministri dell’Economia dell’Unione Europea. Una proroga inedita, come sottolinea il Corriere della Sera che ne dà notizia, che allungherà l’incarico del ministro olandese fino al gennaio 2018. In più, il capo del Fondo Salva Stati, il tedesco Klaus Regling, lo ha assunto come “consulente strategico” fino al termine del mandato alla presidenza dei ministri finanziari: una consulenza da 14.500 euro al mese a carico dei contribuenti dell’eurozona. Una bella cifra per il presidente dell’Eurogruppo che è diventato noto al pubblico italiano solo quando accusò i Paesi del Sud dell’Europa di “spendere tutti i soldi in alcol e donne per poi chiedere aiuto”.

Olandese, socialdemocratico, ministro delle Finanze di quel Paese dal novembre 2012 nel governo del premier liberale Mark Rutte, Dijsselbloem nel 2013 è stato nominato presidente dell‘Eurogruppo. La sua linea dura però, non ha incontrato il favore degli elettori di sinistra e alle ultime elezioni, a marzo, il suo Partito del lavoro non è entrato a far parte della nuova squadra di governo di Rutte. Dijsselbloem si è trovato quindi senza incarico da ministro, motivo per cui da ottobre avrebbe dovuto lasciare anche la guida dell’Eurogruppo. Per lo stesso motivo, d’altra parte, il ministro dell’Economia italiano Piercarlo Padoan – possibile successore alla presidenza dell’Eurogruppo – è stato subito scartato perché verosimilmente non sarà più al governo dalla prossima primavera, dopo le elezioni.

Ma, grazie all’intervento della Germania, la poltrona di Dijsselbloem è salva. Il conto in banca, invece, grazie alla consulenza per il Fondo Salva Stati, incarico che include di presiedere il Consiglio dei governatori (una specie di cda dell’Esm). Lo stesso Esm ha spiegato di aver preso questa decisione “per rendergli possibile finire il mandato come presidente dell’Eurogruppo e del Consiglio dei governatori del Fondo” e perché “da quando non è ministro non ha alcun reddito”. Il Corriere sottolinea, però, come ora Dijsselbloem sarebbe in “conflitto di interessi” perché dovrebbe controllare il suo datore di lavoro (e di reddito) cioè lo stesso Klaus Regling che lo ha nominato consulente: “Non sono stati presi accordi particolari” è la risposta del Fondo Salva Stati.

 

 

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