Provate anche voi. Non ero mai stato alla Leopolda, quest’anno volevo sperimentare in prima persona l’evento organizzato, ormai da 8 anni, da Matteo Renzi nella vecchia stazione di Firenze. Tre giorni di incontri, discussioni e proposte. Oltre alla grande partecipazione, quello che mi ha sorpreso è stata l’intesa fra le persone. Gente da tutte le Regioni d’Italia e di ogni età e professione.

Un’umanità diffusa e una sorta di grande amicizia fra le persone che oramai partecipavano da tanti anni. Un clima fresco e gioviale che rendeva tutto molto semplice e diretto. Il secondo giorno dell’evento interamente dedicato ai tavoli tematici per approfondimenti e proposte politiche reali. La possibilità per tutti di partecipare con domande alla discussione nei tavoli con ministri, parlamentari e esperti. Insomma, un incontro diretto con alcuni rappresentanti delle nostre istituzioni.

Io, insieme a tantissimi altri, ho preso parte al tavolo delle riforme, presieduto dal vicepresidente della Camera Roberto Giachetti. Tanti cittadini che liberamente e senza filtri chiedevano, proponevano e discutevano su temi della giustizia, della pubblica amministrazione comunale e regionale.

Una politica diversa dalle solite, noiose, riunioni del vecchio partito. Perché, parliamoci chiaro, la bellezza della Leopolda è proprio questa: niente vecchi cerimoniali e stantii argomenti di filosofia politica. Niente schemi da vecchio Partito. Niente inconcludenza.

Renzi potrà essere più o meno gradito, ma questo è quello che si prova a partecipare a questo evento: piacere. Piacere per la discussione sociale e culturale reale del Paese. Piacere di stare insieme a tante persone. Piacere di discutere e dialogare con civiltà e rispetto. Piacere di poter anche ridere e sorridere senza sentirsi superiori agli altri.

Una forma che dovrà essere diffusa però anche nel territorio. I vecchi circoli del Pd sono oramai svincolati dai vecchi capibastone che avevano come motto il “meno siamo e meglio stiamo”.

Il tutto per garantirsi una sorta di controllo sul territorio e soprattutto sulle eventuali poltrone da distribuire. Per questo il Pd nei territori è in difficoltà. Il paradosso è che queste colpe le hanno avute e le hanno tuttora i bersaniani e i dalemiani che hanno usato il Pd a loro piacimento. Lo hanno annientato con i loro modi, e lo hanno poi abbandonato dando le colpe in maniera vigliacca a Renzi. Insomma, l’impegno che Renzi dovrà portare avanti è proprio questo.

Rigenerare il Pd nei vari territori e liberarlo dalla vecchia morsa dell’ipocrisia e dei capobastone. Una Leopolda diffusa e aperta. Un Partito democratico rigenerato e dinamico in ogni sua sfaccettatura. Poi spetta alle persone mettersi in gioco e provare a cambiare le cose in meglio. Cambiarle in peggio è sempre facile. Basta stare seduti dietro la scrivania e offendere il politico di turno al governo. Esiste un Pd migliore e l’Italia ne ha sempre più bisogno.