Da soli, rischiando di scomparire, o alleati con il Pd? Ormai per Alternativa popolare di Angelino Alfano è quasi uno psicodramma, in vista delle elezioni politiche. Perché se la trattativa coi dem è più vicina alla conclusione, nella Direzione che doveva decidere sulle alleanze, alla fine ogni scelta viene rinviata, dopo un vertice durato oltre sette ore. L’unica certezza? “Niente alleanze con il centrodestra“, viene ribadito dal leader di Ap e dal coordinatore Maurizio Lupi. Ma, dopo i contatti con il renziano Guerini, Alfano prende ancora tempo e si prende un’altra settimana di tempo per trattare coi dem. C’è il nodo dei collegi, con l’esigenza di strappare posti sicuri per blindare i suoi fedelissimi. Ma anche la necessità di provare a nascondere (e rinviare) le ribellioni interne, con Albertini (pronto a lasciare il partito) e la corrente lombarda legata a Roberto Formigoni in rivolta. “Resto, sono in minoranza, ma resto”, ha spiegato, almeno per ora, quest’ultimo, dopo aver votato contro la relazione di Alfano, insieme allo stesso Albertini e a Cattaneo. Ma lo scontro è solo rinviato. Perché Alfano sta solo guadagnando tempo, prima dell’accordo: “Diamo mandato a Lupi e Gentile di approfondire i contenuti su una possibile alleanza in campagna elettorale con gli alleati di governo e con il Pd, o di verificare un’alleanza autonoma con altre forze centriste”, ha spiegato. Sulla carta, tutto resta aperto, fino alla prossima direzione del primo dicembre. Ma mezzo partito, dal ministro Lorenzin a Fabrizio Cicchitto, fino a Sergio Pizzolante, spinge ormai per l’accordo coi dem: “Andare da soli non esiste, si faccia l’accordo con i democratici”, spiega quest’ultimo al Fatto.it. E gli attriti con Renzi? Tutto dimenticato? “Se ci fidiamo ancora di lui dopo aver detto che non rispettava i patti? Abbiamo avuto degli scontri sulla legge elettorale. Ma stiamo lavorando bene con questo governo”, si è difeso Alfano. Per poi rivendicare: “Se saremo alleati, non voteremo Renzi come candidato premier. Avremo un nostro candidato. Anche perché il Rosatellum non prevede un premier condiviso”. Parole e tattiche, in vista del prossimo vertice. Sette giorni per decidere il proprio destino. Ed evitare quella corsa solitaria che rischia di lasciare gli alfaniani fuori dal prossimo Parlamento