Il mio Black Friday è iniziato stamattina alle sei e mezza leggendo i giornali. I quotidiani di oggi erano infatti pieni di pubblicità inneggianti allo sconto: negozi di abbigliamento, elettronica, outlet, ma non solo. C’erano persino polizze per la salute acquistabili col venti per cento di sconto, oppure corsi di formazione digitali offerti oggi al cinquanta, o addirittura prestiti col taeg scontato. Andando in rete, poi, il delirio-da-sconto continuava: qualsiasi sito di vendite – dalla salute ai mobili, dai vestiti agli elettrodomestici – apriva col suo bel banner legato al Black Friday, un invito all’acquisto selvaggio e immediato.

Ma la frenesia da acquisto non si limitava al digitale, come in teoria avrebbe dovuto essere, vista l’origine tutta on line della giornata. Perché anche i negozi “in carne e ossa” si erano organizzati per il venerdì “nero”: magazzini di scarpe che scontavano tutto del venti per cento, farmacie con le creme in ribasso, persino bancarelle “blec fridai”. L’apice comico credo di averlo incontrato di fronte a un ristorante romano noto per l’occupazione selvaggia di suolo pubblico: i suoi butta-dentro fermavano le persone invitandole ad entrare al grido di “Black Friday”.

Ma gli sconti erano reali? Per quello che posso aver sperimentato – cercavo un cellulare e quello scontatissimo su Amazon era finito già alle sette del mattino, chissà se era vero, mentre l’abbigliamento aveva un secco venti per cento, e neanche per tutto – l’attesissima giornata del Black Friday mi è parsa alla fine una mezza sola. Tutti i siti hanno messo in vetrina prodotti scontatissimi, ma si trattava solo di alcuni pezzi che si esaurivano rapidamente, come fanno da sempre i vecchi negozi “analogici”. Cliccando sul prodotto cercato in particolare, stranamente, lo sconto si riduceva o scompariva, esattamente come fanno i vecchi negozi veri e propri.

Alla fine, tutti ti facevano il classico sconticino, che poteva essere, per carità, anche del venticinque per cento, ma non era certo il maxi sconto tanto promesso: esattamente come i vecchi negozi per strada. Insomma, è cambiato il modo di comprare,  ma non troppo la logica dello sconto. E forse di questo Black Friday i consumatori che già acquistano tutto on line, e che tra poco saranno la maggioranza assoluta, non avevano affatto bisogno, abituati come sono a comprare tutto e subito e a trovare sconti comunque per la gran parte dell’anno. Un Black Friday diluito, questa è la vera goduria dell’acquisto sul web (vedi Groupon e altri con i loro surreali sconti del giorno: oggi risonanza magnetica al cinquanta per cento, nel caso uno si alzasse un po’ ipocondriaco).

Al contrario della giornata-sconto avevano bisogno, certamente, i negozi veri e propri, condannati a fare i saldi due volte all’anno, un modo di ribassare i capi ormai vecchio quanto il paleolitico, visto che appunto chi ha bisogno di qualcosa lo compra on line e al negozio a comprare vestiti o altro ci va solo in tempi di saldi, col risultato che durante gli altri mesi le boutique sono deserte. Ma appunto, perché limitarsi a copiare il web,  invece che inventarsi, che so, un White Saturday, o un Orange Monday, del tutto “analogico”? Perché non cercare insomma proprie strategie per scontare i prodotti, legislazione permettendo, invece di buttarsi come pecoroni a seguire Amazon e con risultati, appunto, esilaranti? (a metà giornata circolavano già le battute, “ah ma allora il giudice oggi fa lo sconto di pena?” e “Le prostitute la danno via al cinquanta per cento?”. Personalmente, mi sono chiesta se dovessi chiedere lo sconto al mio psicoterapeuta, da cui appunto andavo proprio oggi).

In breve, questo si è visto oggi, a parte lo sciopero dei lavoratori Amazon, (bravissimi nello scegliere il giorno più importante come ogni lavoratore dovrebbe saper fare quando vuole protestare): primo, l’irrimediabile vecchiezza dei negozi tradizionali, incapaci di reagire con strategie fantasiose all’invasione dell’online. Secondo, la nostra totale dipendenza dall’acquisto digitale, diventata già talmente patologica da non farci realizzare che in fondo questo Black Friday era appunto praticamente una fregatura.

Ma anche questo, però, si è visto: la voglia degli italiani di tornare a spendere, di lasciarsi alle spalle la crisi e buttarsi a comprare liberamente, senza crucci di sorta. Uno slancio per certi versi positivo, la depressione non fa bene all’economia, ma per altri illusorio. Passata la giornata di oggi, torneremo a sentirci poveri come sempre, perché poveri siamo. Poveri di lavoro, di welfare, di pensioni. Ahimè, non siamo negli anni Sessanta, quando l’arrivo delle lavatrici corrispondeva a un futuro aperto. Oggi, purtroppo, non basta un Black Friday a restituircelo.