La nostra identità è minacciata dalla religione, si dice. V’è del vero. Ma la religione che minaccia la nostra identità di europei, eredi dei greci e dei cristiani, non è l’Islam, contrariamente a quel che ci ripetono a tambur battente. La religione che costituisce la vera minaccia per la nostra identità è il monoteismo del mercato, con le sue omelie liberiste e la sua teologia del libero mercato, con i suoi santuari commerciali e i suoi paradisi fiscali.

È questa la religione oggi egemonica, che aspira a spazzare via tutte le altre. Così scrive Carlo Marx del capitale: “fu ‘il dio straniero’ che si mise sull’altare accanto ai vecchi idoli dell’Europa e che un bel giorno con una spinta improvvisa li fece ruzzolar via tutti insieme e proclamò che fare del plusvalore era il fine ultimo e unico dell’umanità”. Consumare consumare consumare. Crescere crescere crescere. Sempre di più. Et voilà, ecco la follia realizzata di questa eteroclita religione immanente chiamata capitale: religione davvero sui generis, che non cerca di renderci migliori, ma che anzi ci chiede di essere la parte peggiore di noi, avidi e cinici, individualisti e irresponsabili.

Ecco allora che arriva il Black Friday e si impone come nuovo culto obbligato, come nuova festa da celebrare con ossequio e rispetto, in nome del consumo e di quei mercati che, sostituendosi al dio dei cieli, si “innervosiscono” e ci impongono il loro imperscrutabile volere, chiedendoci talvolta sacrifici umani (ecatombi di lavoratori e piccoli imprenditori). Con ebete euforia e superficiale entusiasmo, celebriamo il Black Friday – apice dell’alienazione – e ci indispettiamo ove ancora vi sia il presepe. Abbiamo abbandonato il Dio dei cieli per convertirci, con anima e cuore, al dio immanente dei mercati finanziari speculativi.

Sospendete un attimo il vostro agire, il vostro consumare compulsivo, il vostro liberoscambiare gaudente: chiedetevi quel che state facendo. Capirete, forse, che il Black Friday a cui avete aderito con ebete entusiasmo è una offesa alla vostra intelligenza e alla vostra umanità, alla vostra identità e alla vostra cultura. Se proprio volete esagerare, chiedetevi anche dove vanno a finire le tracce delle merci che, copiosamente, il rito rigorosamente anglofono (i mercati parlano sempre inglese) del Black Friday vi impone, con manipolazione organizzata, di acquistare.

Scoprirete che quelle tracce assai spesso finiscono nel sangue dei lavoratori supersfruttati in India o nelle altre aree del pianeta che il capitale ha scelto di trattare alla stregua di mere periferie (ma sempre più spesso l’occidente stesso sta declassandosi, per trattamento del lavoro, a colonia tra le tante!). Ebbene, pensate prima di agire. Per essere teste e non solo pecoroni del gregge cosmopolita dei consumatori anonimi. A cui ben si attagliano le parole dei Testi Sacri: “lo fanno ma non sanno perché lo fanno”.