A due settimana dalla chiusura delle indagini su quanto avvenne in piazza San Carlo a Torino lo scorso 3 giugno durante la finale di Champions League Real Madrid-Juventus, la sindaca di Torino, Chiara Appendino, tra i venti indagati dell’inchiesta per lesioni e omicidio colposi e disastro colposo, ha risposto per oltre tre ore dalle domande del procuratore capo di Torino, Armando Spataro, e dei pm pm Antonio Rinaudo e Vincenzo Pacileo. La prima cittadina ha spiegato come funziona la macchina di un grande comune dove il sindaco è responsabile di tutto, ma non fa tutto. Appendino, assistita dagli avvocati Luigi Chiappero ed Enrico Cairo, ha risposto “per quanto di mia conoscenza e a tutela mia e delle istituzioni che rappresento”.  Anche perché l’esponente del M5s ha tenuto per sé le deleghe agli eventi e alla sicurezza.

L’atto di accusa dei pm ha individuato in una lunga serie di errori – dalle transenne alla capienza della piazza – il motivo della morte di Erika Pioletti, 38 anni, e il ferimento di oltre 1.500 persone di cui oltre 300 hanno presentato querela. Per la procura è la Città l’”effettiva organizzatrice e responsabile della manifestazione”. E quindi la sindaca avrebbe dovuto “sovrintendere al corretto funzionamento dei servizi e degli uffici e alla corretta esecuzione degli atti”. Alla contestazione che Turismo Torino, l’agenzia di promozione della Città, non avrebbe potuto gestire di un evento del genere Appendino – secondo quanto riporta La Stampa – ha risposto ricordando che l’amministrazione precedente aveva seguito lo stesso protocollo del 2015 per la finale di Champions League tra Juventus e Barcellona. E che per la gestione dell’organizzazione erano stati incaricati il suo capo di gabinetto e il direttore. Tra l’altro tra le contestazioni agli indagati c’è anche il fatto di non aver messo Appendino al corrente che prescrizioni e procedure previste dalla legge non erano state rispettate l’evento andava annullato o bisognava intervenire per correggere gli errori come le transenne e la carenza di personale. Appendino ha anche spiegato che non toccava a lei prendere l’iniziativa di bloccare la vendita di alcolici. I vetri delle bottiglie hanno ferito molte delle persone che fuggirono impazzite senza un motivo.

“Come sapete oggi mi sono recata dai magistrati – ha dichiarato con una nota diffusa in serata la sindaca – Sono andata a rispondere- contribuendo per quanto a mia conoscenza alla ricostruzione dei fatti, a tutela della mia persona e delle istituzioni che rappresento. È interesse di tuta la cittadinanza, che vengano ricostruiti i fatti e definite le responsabilità di ognuno”, aveva detto dicendosi “serena” e riponendo “piena fiducia” nella magistratura“.