Il treno del Pd Destinazione Italia fa tappa a Milano. Ad accogliere Matteo Renzi alla stazione di Lambrate ci sono pochi militanti iscritti ai circoli della città: “Siamo in pochini? A Milano si lavora, per fortuna – sottolinea una di loro -. Sono venuti solo i pensionati”. Pochissimi anche i rappresentanti del “popolo delle magliette gialle” promesso dalla nota del partito che annunciava l’arrivo del segretario, impegnato per due mesi in un “viaggio di ascolto dell’Italia”.

Tanti invece i giornalisti, che prima in stazione, poi nella palestra Zero Gravity visitata da Renzi, cercano di fargli qualche domanda. Ma sia che si cerchi di chiedergli della sconfitta dell’Italia sia che si cerchi di chiedergli del giudizio dell’Onu che ha definito “inumano” il patto sui migranti siglato dal nostro governo con la Libia, il risultato non cambia: il segretario del Pd non risponde. Davanti alle telecamere e qualche militante fa un breve discorso sul Pil italiano che sale e sull’importanza della costruzione sul territorio di “spazi di umanità”. E l’umanità di cui parla l’Onu, allora? Inutile, di nuovo nessuna risposta. “Io faccio ogni giorno 6 tappe con questo treno e non riesco mai a far passare le cose che facciamo. Secondo voi, se mi metto a rispondere da Tavecchio alla coalizione, cosa esce di ‘sta roba?”, si giustifica Renzi con i giornalisti, prima di lamentarsi di essere stato colpito dalla telecamera de ilfatto.it

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