C’è La gaia scienza di Nietzsche e c’è La gaia anarchia di Helena Velena. Miss Velena si descrive come una guerrigliera semiotico-psichedelica, ed è tutto un programma. Helena Velena va in giro con un frustino che usa anche come “arma simbolico-politica”, tra le sue vittime ci sono Sergio Cofferati e Fausto Bertinotti, “frustinati” in pubblico per i loro peccati: Cofferati ha commesso il peccato di politiche di destra quando è stato sindaco di Bologna, Bertinotti invece è stato colpito perché rappresentante perfetto del cattocomunismo.

Descrivere Helena Velena è farle un torto, un fiume in piena di parole che ti travolgono e ti rendono ostaggio di una intelligenza lucida e formicolante, un’anarchica punk libertaria e libertina, una situazionista che coltiva lo smarrimento come forma ulteriore di libertà da ogni schematismo e dogmatismo. Transgender filosofica non catalogabile, nel video ritratto mi spiega che cambiare sesso sarebbe una normalizzazione che lei rifiuta, transgender significa gestire in autonomia la propria sessualità, non farsi determinare dall’assegnazione genitale biologica, ma scegliersi continuamente in un costante dialogo con l’ignoto e la libertà.

Helena non è solo questo. Alla fine degli anni Settanta fonda i Raf Punk (Rebel Anarchist Fraction) e in seguito la Attack punk records, una sua casa discografica con la quale pubblica i primi Cccp Fedeli alla linea, quelli di Emilia Paranoica, tanto per intenderci. Nel film mi spiega anche il suo punto di vista sulla “conversione” di Lindo Ferretti. Nel suo passato c’è la Bologna di Radio Alice, degli Skiantos, di Andrea Pazienza, di Bifo, di Filippo Scozzari, una Bologna ribelle e irripetibile, mai più così viva come in quegli anni di grazia creativa e abrasiva. Questa “aura frizzante” che aleggia attorno a Helena Velelna è il segno di uno spirito libero che ha vissuto e vive la propria vita non all’insegna della trasgressione, concetto in fondo borghese, ma all’insegna della generosità e della responsabilità verso la propria coscienza in movimento.

Quindi non si tratta di un personaggio destabilizzante, in realtà Helena ristabilisce i confini secondo la propria tavolozza espressiva e sentimentale, si dipinge da sola, senza seguire nessuna scuola, si cancella e si ridisegna continuamente. E in lei c’è una dolcezza graffiante e una sete sconfinata di stupore. La sua gaia anarchia non è una lezione di libertà, è semplicemente un modo d’essere, il suo modo, unico e inconfondibile.