Roma è una grande città nel caos, con un trasporto pubblico degenere ormai da troppo tempo. Strade piene di buche, voragini e deformazioni di varia natura che sono tristemente diventate una nostra caratteristica. Come muoversi è un punto interrogativo per tutti. Di fatto è impossibile per chi è in sedia a rotelle.

Chi deve usare il mezzo pubblico rimane a casa troppe volte e troppo spesso. Chi semplicemente desidera chiamare un taxi, deve provvedere con largo anticipo seguendo procedure non sempre chiare e scorrevoli. Chi ha la possibilità di acquistare un mezzo adattato potrà fruire di piccole, direi microscopiche, agevolazioni che di certo rendono l’acquisto una scelta non per tutti. Inoltre per chi non può guidare diventa difficile anche trovare un aiuto che sia patentato e dunque in grado di assolvere questo compito.

Se poi si volesse organizzare un viaggio, tutto ciò che riguarda la disabilità è racchiuso nella soluzioni per la carrozzina senza considerare altro genere di problemi. Nessuna promozione quindi, sconto o possibilità di prenotare voli, crociere e viaggi online nel caso le disabilità siano motorie complesse. Per non parlare dei costi del trasporto, ove esistente, che sono molto alti sia che si tratti di piccoli tragitti quotidiani, sia che si tenti di organizzare un viaggio. E se all’aeroporto un disabile volesse prendere un auto a noleggio? O approfittare di una navetta? Anche qui la percentuale di rischio è altissima.

Ancora più orrendo a mio avviso il mondo alternativo del ghetto per disabili, anziani e ogni sorta di altra categoria fragile. Fragile? Comincio a ritenere che queste categorie siano d’acciaio. Come potrebbe sentirsi un individuo nella media statistica della cosiddetta normalità se dovesse vivere qualche anno lottando ogni giorno contro mille ostacoli invalicabili?

Esistono residence, hotel, strutture varie appositamente create per disabili. Mi sono chiesta quale tecnologia avanzata e quale super servizio così raro potesse mai essere presente per poter giustificare un ghetto del genere. In realtà si tratta di sollevatori in piscina, assenza di gradini, bagni a norma, letti ospedalieri e personale che fornisce un aiuto incluso molto sommario e generalizzato e comunque a pagamento.

Non sono sicuramente un imprenditore e non ho alcuna formazione in tal senso. Sarei felice di poter leggere qualche albergatore che mi spiegasse perché è così difficile prevedere un letto elettrico, un servizio di assistenza a pagamento o inserire tutto nelle leggende online per consentire l’accesso a prenotazioni davvero a tutti. Ugualmente per le compagnie aeree.

Gli anni passano e spesso questi temi rimangono secondari rispetto ad altri decisamente vitali e primari come l’assistenza, il diritto alla salute eccetera. Eppure dobbiamo scardinare questi meccanismi che generano isolamento, reticenza e ignoranza. La persona deve rimanere tale; ognuna con le sue difficoltà, le sue peculiarità, possibilità sotto ogni punto di vista. Non è possibile che una dimenticanza, una svista e una mancata formazione degli operatori possano escludere così tante persone da un mercato globale che ha il diritto e il dovere di accoglierle.

Continuo a sentire tanti fiumi di parole su inclusione, integrazione, parità, diritti. Sono fiumi, a volte copiosi, che non si traducono in realtà così come dovrebbero.

Le mie ragazze, ormai cresciute con una sensibilità acquisita sul campo, si stupiscono ancora di quanto potrebbe essere semplice apportare alcuni miglioramenti. Spesso le ascolto parlare tra di loro o con le loro amiche su paradossi che incontrano ogni giorno. Eppure è ancora così. Certamente, qualche passo avanti si fa. Ma a fronte di complicatissimi regolamenti, leggi, parametri e indici si potrebbe banalmente stimolare il senso civico che di per sé abbatterebbe moltissime barriere.

Siamo quasi a Natale, sarebbe bello leggere qualche iniziativa per tutti. Per tutti… tutti senza dover scrivere chi ci rientra in quel tutti. Ne riparleremo tra un po’, chissà che non ci sia qualche bella sorpresa.