Come in un film horror sul ritorno dei morti viventi il giorno due dell’onesto Nello Musumeci nelle vesti di neo governatore della Sicilia si apre con l’arresto dei suoi nuovi consiglieri regionali. Con rapidità degna del guinness dei primati finisce ai domiciliari per associazione per delinquere finalizzata all’evasione fiscale Cateno De Luca, uno dei 18 impresentabili, tra eletti e trombati, che contro la volontà del limpidissimo e trasparentissimo Musumeci hanno finito per contribuire alla sua vittoria portandogli in dote ben 93mila e 236 voti. Cateno, detto Scateno, era già sotto processo da tempo per un’altra vicenda per la quale era già arrestato. Forse per questo in Sicilia aveva finito per candidarsi con l’Udc, il partito ribattezzato da chi fa satira “Unione dei carcerati” e guidato dall’ex carcerato di Mani Pulite, Lorenzo Cesa, un politico vecchia scuola, fin qui passato alla storia solo per aver aperto un suo verbale-confessione con una frase alla Pietro Gambadilegno: “Ho deciso di vuotare il sacco”.

Cesa, grazie ai miracoli della cosiddetta giustizia italiana, è ancora formalmente incensurato (la sua inchiesta e il suo processo 20 anni fa si sono persi nelle nebbie del tribunale di Roma) e così oggi lavora al fianco del pregiudicato Silvio Berlusconi per portare a compimento un progetto straordinario: la rinascita della Democrazia Cristiana. Non è uno scherzo. È uno dei passaggi chiave di questo b-movie alla George Romero che minaccia di tenere a lungo col fiato sospeso gli italiani. È infatti stato proprio l’ex Cavaliere a svelare, in un’intervista a una radio commerciale siciliana, che pure il vecchio scudocrociato farà parte della coalizione del centro-destra alle prossime politiche.

Per questo Il Ritorno dei Morti viventi 2, che verrà girato in primavera in occasione delle politiche, si annuncia ancora più avvincente rispetto al film appena visto in Sicilia. Per favorirne il successo e testare fino a che punto gli elettori, pardon gli spettatori, possono resistere al disgusto e alla nausea provocata da scene decisamente forti, il futuro ex segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, auspica che l’alta corte di Strasburgo incenerisca la legge Severino, votata dal suo stesso partito, permettendo così alla mummia di Arcore di candidarsi. “Mi auguro che sia della partita”, dice macinando record di ascolti su La7. “Ne ho tutto l’interesse, ma decidono i giudici, li rispetteremo”. Frase da statista, ma sopratutto da appassionato di cinema.

Perché un conto è lasciare gli interdetti dai pubblici uffici nella penombra a distribuire incarichi, candidature e prebende come è accaduto in Sicilia grazie al condannato per fatti di mafia Salvatore Cuffaro e all’immortale replicante frodatore del fisco Berlusconi (Renzi non a caso parlando dell’ex Cavaliere ha citato Blade Runner) e un conto dar loro il ruolo che meritano: quello di primi attori. Per il resto il copione è già scritto: orde di prescritti, condannati non definitivi, amici o parenti di galeotti e mafiosi prenderanno d’assalto ogni lista e quasi ogni partito. I galantuomini alla Musumeci, non importa se di centro, di sinistra, di destra o sovranisti, li osserveranno terrorizzati e impotenti parlando di euro, lavoro, Europa, immigrazione e microcriminalità. In previsione di quello che vedremo (qui non vi sveliamo il finale) vi diamo un solo consiglio: comprate bibite e pop-corn e restate inchiodati alle poltrone. Altrimenti entro fine campagna vi avranno rubato anche quelle.