Ancora un gommone che naufraga lasciando nel Mediterraneo vittime e dispersi. Dopo le 26 donne morte la settimana scorsa a bordo della nave militare spagnola Cantabria scbarcata a Salerno, questa volta i corpi sono cinque, tra loro c’è anche quello di un bambino. Una persona sarebbe dispersa. Il naufragio è avvenuto a 30 miglia a nord di Tripoli. Ma sull’accaduto è scambio di accuse tra la ong tedesca Sea Watch e la Marina tripolina. Gli uomini della Guardia costiera libica “hanno picchiato i migranti”, attacca Sea Watch. “Il loro arrivato ha generato il caos, hanno causato loro le morti”, la risposta dei libici.

La dinamica dell’incidente è ancora poco chiara. Di certo, un gommone fatiscente con a bordo dei migranti stava per essere soccorso. E qui le versioni divergono. La ong sostiene che il suo intervento era stato richiesto dalla centrale operativa di Roma della Guardia Costiera. Raggiunta l’imbarcazione, la nave tedesca ha cominciato il trasferimento dei migranti sulla propria nave, ma a interrompere l’operazione sarebbe arrivata una motovedetta della Marina libica, le cui manovre avrebbero danneggiato il gommone, fino a quel momento integro. I migranti non hanno avuto scelta, si sono gettati in mare e hanno provato a raggiungere a nuoto la nave della ong per sottrarsi alle autorità libiche. In questa circostanza sono morte cinque persone. Sempre secondo la ricostruzione di Sea Watch, i libici sono riusciti a recuperare alcuni migranti che sono stati “minacciati e picchiati“. La nave libica si è poi diretta verso le proprie coste con un gruppo di superstiti dopo che un elicottero della Marina militare, intervenuto a supporto delle operazioni di salvataggio, aveva cominciato a sorvolare la zona.

“Ho visto il cadavere del bambino,  l’ho recuperato e vicino a lui c’era la mamma che piangeva, è stata una batosta”. Gennaro Giudetti, membro di Sea Watch, racconta alla Stampa il salvataggio della nave e attacca la marina libica: “Quando eravamo sul tragitto abbiamo trovato già dei cadaveri che galleggiavano, la gente si era già dispersa perché il gommone era già distrutto. Abbiamo provato a salvarli ma i libici hanno cominciato a minacciarci. Ci hanno lanciato anche delle patate”. Guidetti conferma anche le violenze subite dai migranti sulla nave libica: “Li stavano picchiando con bastoni e corde da navi. Inoltre molte famiglie si sono divise: il padre sulla loro nave e la moglie sulla nostra. Cercavano di scappare per raggiungerci, ma poi si sono allontanati”.

La Marina libica rifiuta le accuse e attacca l’operazione della Sea Watch: “L’ong tedesca è intervenuta interrompendo il lavoro della Guardia Costiera e causando la morte di cinque migranti. La comparsa della nave ha provocato caos e confusione tra gli immigrati – si legge in una nota della marina libica – tutti questi, infatti, volevano andare sulla nave dell’ong tedesca, inclusi quelli che erano stati salvati e si trovavano già a bordo della motovedetta della Guardia costiera libica”. La colpa, quindi, per i libici sarebbe solo ed esclusivamente di Sea Watch: “Si sono rifiutati di ascoltare le nostre istruzioni di allontanarsi, causando la morte di un numero di migranti illegali”. Il portavoce ufficiale del capo di stato maggiore della Libia ha fatto sapere che terrà una conferenza stampa “per presentare prove e fatti” contro l’organizzazione tedesca.