La dichiarazione per una “Milano lenta” del sindaco Giuseppe Sala di ritorno da Parigi, metropoli che da anni opera (prima con Delanoé, ora con Hidalgo) per migliorare la vita dei cittadini anche con l’uso efficace di mezzi pubblici e privati (con la bicicletta come perno), è da accogliere con grande attenzione, non certo per dovere di bandiera. Infatti, rappresenta una delle strade percorribili assieme alla realizzazione delle opere infrastrutturali necessarie, poiché agisce sul climax della città.

Dopo le dichiarazioni, questo è il tempo dell’attesa per vedere a che cosa corrispondono nei fatti.

Negli ultimi anni, con la Giornata della Lentezza, abbiamo cercato di mettere in evidenza lo sforzo che alcune città stanno facendo per essere più vivibili. New York ha optato (con il sindaco Bloomberg) per una scelta coraggiosa di non edificare sulla vecchia ferrovia High Line trasformandola in un luogo di passeggio che costeggia l’Hudson, di Parigi si è detto, ma anche Londra in alcuni boroughs (Hakney), per non parlare del Nord Europa o di piccole città come Nantes o Reggio Emilia. Bene quindi inserirsi in questo trend. Un punto riguarda però anche la reazione delle persone a certe scelte e la loro capacità di essere “lente” davvero.

La lentezza non va solo proclamata (come una moda) ma vissuta.

Se una persona non utilizza l’auto, si muove in bici su e giù dai marciapiedi, inveendo contro tutti, non inquinerà l’aria, ma sicuramente inquina l’atmosfera peggiorando la convivenza tra cittadini. Va vissuta, attraverso l’ascolto, il rispetto, l’attenzione, l’educazione, la responsabilità, la flessibilità: scegliere di vivere in un cohousing costruendo un nuovo palazzo, consumando altro territorio, per edificare una casa con tutti i crismi della sostenibilità, è superfluo, sarebbe meglio ragionare con calma e adattare noi stessi a un’abitazione già esistente.

Se quando accompagniamo i figli a scuola, non sfruttiamo questi momenti per dialogare, stiamo al cellulare, è inutile che ci lamentiamo del loro attaccamento allo smartphone, cresceranno come individui i cui ritmi saranno dettati dalle tecnologie digitali.

Se siamo vegani e al lavoro cerchiamo di fregare il posto ai colleghi, non condividiamo le informazioni, non diamo una mano ai nuovi, siamo uomini a una dimensione.

Agli amministratori compete il dovere di operare per non costringere i cittadini ad affannarsi in rincorse incappando in intralci di ogni genere: a volte non servono nuove opere, ma semplificazioni di procedure, un costante ascolto dei cittadini e una visione di lungo periodo.

Per una città è sempre più valido il paradosso di Zenone, un sistema complesso si muove più velocemente se rallenta le velocità di punta, come insegnano Achille e la tartaruga.