#diversodachi

Come nei migliori telefilm, ecco a voi il riassunto della puntata precedente: si parte dal dilemma se subire o meno la francesina, risolto con la folle decisione di affrontarla e con l’obiettivo di scongiurare le conseguenze riflesso che da Sua Maestà possono derivare, quali la depressione e l’esclusione dalla vita sociale. Per sfuggire a questo scenario feci mia questa massima: Fai ciò che puoi con quello che hai. Se nella puntata precedente ho spiegato in che modo ho sfruttato me stesso, oggi è il turno della francesina.

Quindi, che cosa mai potevo farmene di Lei? L’istinto suggeriva di odiarla, ma siccome mi piace essere originale, ho preferito seguire un’altra direzione. Allora mi chiesi: perché deve unicamente essere la mia rovina, quando potrei farne la mia forza? Che, tra l’altro, come ripicca mi garbava assai: sfruttarla per migliorare me stesso, subdolo quanto lei.

Mettere in atto il piano, però, non è stato per niente facile, anzi. Tanto per cominciare, era necessario accettare tutte le sue prerogative, chiamiamole così, ma in che modo avrei potuto? Spremendo le meningi trovai la risposta nell’ironia, “arma” all’epoca da me poco utilizzata, perché è solo con la presa in giro che potevo riscattarmi: l’idea mi venne pensando a La vita è bella di Roberto Benigni, straordinario film che riuscì nell’impresa di far ridere su un argomento drammatico e allo stesso tempo a far riflettere. Non mi restava altro che seguire questo approccio, che portava appresso un grande aspetto positivo: mi avrebbe avvicinato alle altre persone, rispondendo così al mio naturale bisogno di integrarmi. Divenne in seguito il caposaldo di questa rubrica: perché scrivere seriamente sulla francesina quando posso farlo ridendo e scherzando?

Fu così che cominciai a produrre battute su battute su battute sull’argomento, al punto che oggi non saprei vivere senza. Se per esempio domani, come per magia e soprattutto come per miracolo, mi dovessi alzare (non metaforicamente, ma questa volta fisicamente parlando) entrerei di certo nel tunnel della depressione, “e adesso che battute faccio?”. Che ironia della sorte: sto riuscendo a evitare la depressione con Sua Maestà in corpo e se me ne liberassi… Tuttavia pensare di fare della francesina la mia forza significava anche studiarla e conoscerla, poiché ha molto da insegnare: a fronte di migliaia di svantaggi, bisogna tenere stretti quei pochissimi vantaggi.

Studiarla mi ha così portato a cercare il meglio in tutte le situazioni, anche quando sembra non esserci traccia. L’esempio per antonomasia risale al periodo in cui appesi le gambe al chiodo: avevo 12 anni e uscire di casa diventava un’impresa – a causa delle fatiche del camminatore e delle continue cadute – e la carrozzina ai miei occhi diventava la risposta a quel problema, perché a sedermi su di essa ne avrebbe giovato la mia quotidianità. È una dura legge, poiché presenta un peggioramento come un miglioramento: allora cercai di applicarla alla vita in generale. Per esempio alle delusioni personali è necessario andare oltre quanto prima e, valutando gli sbagli, “spremerle” per trarne il meglio all’occasione successiva.

Conoscerla, invece, mi ha permesso di capire quali sono i miei limiti in termini pratici: per meglio integrarmi era necessario sapere fin dove puntare, è stato un po’ come laurearsi in organizzazione aziendale, anzi, personale. Quanto agli insegnamenti, se la si osserva bene, la francesina ha molto da “trasmettere”: per esempio capisci che è la privazione di qualcosa a farti scoprire la sua importanza, diversamente la daresti per scontata. Impari a essere empatico, poiché la tua particolare situazione ti costringe a metterti nei panni degli altri, scopri quanto è gratificante ottenere qualcosa con l’impegno e la fatica: certo che ogni tanto, magari, se ne potrebbe fare anche a meno.

E con quello a mia disposizione, ovvero me stesso e la francesina, cosa avrei potuto fare? Beh, toccherà aspettare sabato prossimo.

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