Metropolitane e autobus off-limits, e lo stesso varrebbe per attrattive turistiche come la Fontana di Trevi, dove i disabili non possono “lanciare la monetina”. Poi i parcheggi riservati col contagocce e “ostruiti, occupati, distribuiti male”. Tutto raccontato nel libro Roma è una barriera architettonica, scritto da Maurizia Lorenzetti, 30enne romana affetta da emiparesi all’arto inferiore sinistro. Una denuncia documentata (pubblicata con Youcanprint) dell’arretratezza della capitale in fatto di norme e infrastrutture a favore dei cittadini diversamente abili come lei.

Le segnaletiche criptiche e le buche fatali per strada e sui marciapiedi. “E io devo ritenermi, per assurdo, una privilegiata perché non sto sulla sedia a rotelle” spiega Maurizia -. La ragione principale per cui ho scritto questo libro è stata la pedonalizzazione dei Fori Imperiali. Me lo ricordo come se fosse ieri l’avvio dei lavori. Giugno 2014. Ne parlavano tutti i tg e i giornali. Mi vennero le lacrime agli occhi. Io per muovermi, per vivere, sono costretta a farmi accompagnare in macchina e quest’opera voluta dall’ex sindaco Marino ci costringe a incredibili gimcane per arrivare in centro. Senza dimenticare i risvolti psicologici: ormai sono impossibilitata a godermi le bellezze di Roma e posso ammirare il Colosseo solo passandoci accanto in auto”.

Un capitolo del libro è dedicato ai parcheggi per i disabili. “Sono scarsi in centro, figuriamoci in periferia e spesso occupati da gente che sta benissimo. In altri casi sono malridotti e mal strutturati, magari con una transenna di ferro all’uscita del guidatore e privi di scivolo e strisce zebrate. Di conseguenza, ci viene negato il diritto di metterci noi stessi al volante. Non riusciremmo a scendere una volta giunti a destinazione. Un disabile dovrebbe potersi spostare liberamente nella propria città, anche senza accompagnamento”. A piedi o in carrozzella le cose andrebbero ancora peggio. “Il problema sono i pochi scivoli, e laddove questi sussistono sono incredibilmente diversi tra loro o manca il corrimano. Anche nelle blasonate vie del centro. Da un lato trovi uno scivolo, dall’altro un gradino. A mio avviso, Roma è accessibile solo al dieci per cento. E quest’accessibilità è puramente casuale”.

Ci sono poi quelli che lei definisce i muri architettonici: dalle pubblicità abusive alle montagne di immondizia agli alberi non potati. “Il palo del semaforo è una barriera architettonica perché si trova quasi in mezzo al marciapiede e non consente ai passanti di percorrerlo con facilità. E capisco i rari parcheggi, ma sostare all’altezza di un attraversamento pedonale è una mancanza di rispetto nonché un segno di inciviltà”, spiega ancora l’autrice. Altrove il quadro non sarebbe tanto desolante. “Ho girato parecchio, sia in Italia che in Europa e in nessun altro posto ho visto un contesto così desolante. La sporcizia contribuisce a peggiorare le cose: Roma rigurgita di cartacce e oggetti gettati per terra e fogliame ed erba lasciati a lievitare sui marciapiedi. Tutti ostacoli insormontabili per noi disabili”.

Eppure Maurizia ama la sua città, e lo spiega bene nella prefazione del libro. “Ogni vicolo – scrive – ogni punto ha qualcosa di meraviglioso. È eterna. T’incanta. Ti coinvolge. Non riesci ad abbandonarla. Fa parte di te. T’ipnotizza. Ed è proprio questo che mi ha ingannato. Non sono mai riuscita ad andarmene”. Il pensiero di abbandonarla, prosegue, “mi deprime, poi mi accorgo che è lei che sta abbandonando me. Le sue strade, le sue piazze, i suoi luoghi sembrano come se mi rigettassero. Percorrerla è quasi impossibile”.

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