Uova e striscioni. Proteste e cori. Certo, c’è stato anche questo nella contestazione contro la logica neoliberista dello scuola/lavoro, laboratorio di un modello dove lo sfruttamento avviene per minime dosi fino all’assuefazione, un po’ come la rana nella pentola bollente.

Ovviamente chi ha lavorato in questi ultimi decenni per conto del sistema, considera tale dissenso un pericolo e anche da un punto di vista iconografico mette a fuoco la potenza della ribellione e non il senso della stessa. Che è appunto dissenso. E’ dire no a una logica di sfruttamento dove il lavoro perde centralità oltre che dignità. Il percorso scuola/lavoro non somiglia per niente alla formazione professionale che ha ben altra struttura e direzione. Qui siamo nel campo della piena cultura neoliberista dove la multinazionale si presta come “vivaio” di una stagione perennemente precaria. Il lavoro non c’è, esiste il lavoretto. Con i contrattini del Jobs Act. In Francia Macron si permette di deridere gli operai in sciopero (“Si trovino un lavoro”, dice non sapendo di avere un microfono acceso nei paraggi) perché nella sua concezione lo sciopero è antistorico.

La violenza del dissenso è centrale e lo sarà sempre di più perché non tutto può accadere con la complicità dei palazzi, dalla finanza alla politica passando per il giornalismo. I ministri Fedeli e Poletti con la loro azione nell’esecutivo tradiscono ciò che sono stati in un’altra stagione di militanza, segno che il centrosinistra si è smarrito nella strada di governo. Ah, quanti mali ha fatto la sinistra al lavoro – anche i liberali e i liberisti del centrodestra, certo, ma 1) quella era la loro casa ideologica, 2) ciò che è stato impedito al centrodestra non è stato impedito al centrosinistra, cui hanno condonato le peggiori legge in materia di welfare!

Le manifestazioni contro sono e saranno la corsia di emergenza necessaria al Paese. E sarebbe pericoloso per la politica se qualche partito o movimento non riuscisse a decriptare quel codice di dissenso, perché vorrebbe dire che la politica avrebbe smarrito non solo la sua forza ma anche la sua funzione.

Di lavoro si muore ancora. E non solo per mancanza di sicurezza in senso stretto. La società del domani, quella dove l’intelligenza artificiale e gli algoritmi diventeranno il dominus, si struttura oggi ridando dignità ai lavoratori e a chi dà lavoro. Le multinazionali non danno lavoro, ma beneficiano del lavoro di persone in emergenza. Chi si avvale del percorso scuola/lavoro idem: a nessun datore frega un tubo di questi giovani, né ai giovani servirà questa esperienza. Siamo in presenza di uno squallido giro di giostra. Che va da sinistra a destra. Non a caso.