Il meccanismo va “gradualmente rivisto”. La risoluzione di maggioranza alla nota di aggiornamento al Def, approvata dal Senato mercoledì senza il voto di Mdpchiede al governo di ritoccare già a partire dalla prossima legge di Bilancio la bestia nera degli ex democratici: il superticket. Cioè l’importo aggiuntivo di 10 euro che i cittadini pagano su ogni ricetta per prestazioni di diagnostica e specialistica. A introdurlo fu, nel 2007, il governo Prodi. Ma rimase lettera morta fino alla Finanziaria 2011, quando a palazzo Chigi c’era Berlusconi. Eliminarlo del tutto può costare fino a 1 miliardo di euro, per cui l’idea è quella di limitarsi a ritoccare i criteri di applicazione.

Oggi ogni Regione, ricorda il Tribunale per i diritti del malatoCittadinanzattiva, può decidere se e come richiedere il superticket. Alcune hanno deciso di modularlo in base al reddito (Emilia Romagna, Umbria, Toscana, Veneto, Marche) o al tipo di servizio (come la Lombardia, Piemonte e Campania). Altre non lo prevedono: si tratta di Valle d’Aosta, Province autonome del Trentino Alto Adige, Basilicata, Lazio da metà del 2017, Sardegna. Il superticket di 10 euro è invece in vigore per tutti in Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lazio, Abruzzo, Molise, Puglia, Calabria e Sicilia.

Sono esenti dal superticket bambini ed anziani con redditi familiari sotto i 36.150 euro annui, disoccupati, pensionati sociali e pensionati al minimo e i loro familiari a carico, con basso reddito, malati cronici e cittadini affetti da malattie rare in possesso dell’attestato dell’Asl, invalidi civili, di guerra, per lavoro e servizio. “Già dal 2016 – afferma il coordinatore nazionale di Cittadinanzattiva Tonino Aceti – siamo scesi in piazza in 110 città, raccogliendo oltre quarantamila firme per chiedere l’abolizione del superticket. In questi giorni siamo tornati a chiederlo a gran voce. E’ ora di abolire questa tassa iniqua ed ingiusta e che favorisce il privato a discapito del Servizio sanitario nazionale, oltre che rappresentare un ostacolo per molti cittadini”. Trovare le risorse, conclude, “è fattibile: servono 834 milioni di euro, poca cosa rispetto agli 8 miliardi e mezzo per il fondo sanitario ai quali Governo e Regioni hanno rinunciato per gli anni 2017-2018″.

La risoluzione di maggioranza chiede tra il resto anche la promozione dell’occupazione, in particolare a tempo indeterminato per i giovani, mediante nuovi interventi di decontribuzione del lavoro, misure per sostenere gli investimenti incentivando quelli privati, potenziamento degli strumenti per lotta alla povertà, facilitazioni per gli enti che hanno un avanzo di amministrazione e oggi non possono usarlo, potenziamento del sistema degli assegni per i figli a carico.

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