La procura di Roma ha chiesto l’archiviazione delle indagini a carico del pm Henry John Woodcock e della giornalista di Chi l’ha visto Federica Sciarelli nate nell’ambito della vicenda Consip. A entrambi, indagati per rivelazione di segreto, era stato attribuito il passaggio ad organi di stampa di alcuni atti riservati.

Il magistrato in servizio a Napoli era coinvolto nella tranche di inchiesta legata all’ex capitano del Noe Gianpaolo Scafarto, indagato perché ritenuto responsabile di aver falsificato atti sui quali si basavano le accuse al padre di Matteo Renzi, Tiziano. Proprio dall’inchiesta Consip di Napoli partirono le indagini a Piazzale Clodio quando i magistrati partenopei spedirono a Roma parti del fascicolo, per competenza territoriale. Come anticipato dal Fatto Quotidiano il 21 settembre scorso la richiesta di archiviazione era pronta da diversi giorni (leggi l’articolo).

L’indagine Consip era stata aperta dalla procura partenopea che indagava sull’imprenditore Alfredo Romeo: Woodcock era uno dei pm titolari del fascicolo, che a dicembre scorso è passato nella Capitale per competenza. Nel frattempo sotto inchiesta erano finiti anche il ministro Luca Lotti, il comandante dei carabinieri della Legione Toscana, Emanuele Saltalamacchia, il comandante generale dell’Arma, Tullio Del Sette: i tre sono accusati di violazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento per aver fatto trapelare notizie relative alle indagini in corso.

Marco Lillo sul Fatto Quotidiano aveva svelato in esclusiva sia l’esistenza dell’inchiesta sulla Consip che l’indagine a carico dell’ex sottosegretario di Matteo Renzi a Palazzo Chigi e dei due alti ufficiali dei carabinieri. La pubblicazione degli scoop del Fatto risale ai giorni successivi rispetto all’arrivo del fascicolo dell’indagine sui tavoli della procura di Roma. Per gli inquirenti capitolini, però, era Woodcock ad essere sospettato di essere uno degli artefici di quella fuga di notizie. Insieme al pm la procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati – con l’accusa di concorso in rivelazione di segreto – anche la giornalista. Alla cronista era stato anche sequestrato il telefono cellulare. Per i pm capitolini la conduttrice sarebbe stata il tramite per la rivelazione delle notizie top secret. “Non posso aver rivelato nulla a nessuno semplicemente perché Woodcock non mi svela nulla delle sue inchieste, tantomeno ciò che è coperto da segreto”.

Il magistrato e la giornalista avevano negato ogni responsabilità e Marco Lillo si era messo a disposizione degli inquirenti per essere sentito spiegando che la Procura indagandoli aveva “preso un granchio”. Woodcock era stato convocato dai colleghi romani per un interrogatorio il 7 luglio per sei ore. La procura della Capitale aveva comunicato l’indagine a carico di Woodcock al ministero della Giustizia, al Consiglio superiore della magistratura e alla Procura generale della Cassazione, titolare dell’azione disciplinare nei confronti dei magistrati. Copia della richiesta di archiviazione è stata quindi trasmessa per conoscenza anche al Csm, dove la prima commissione si sta occupando del caso Consip. Il pg della Cassazione, inoltre, ha avviato da alcuni mesi un procedimento disciplinare.

Proprio a causa delle fughe di notizie la procura di Roma aveva revocato nel marzo scorso la delega d’indagine al Noe dei carabinieri. Poi pm romani hanno aperto un indagine su un ufficiale NoeGiampaolo Scafarto, accusato di falso. Quindi nel registro degli indagati è finito Alessandro Sessa, vicecomandante del Nucleo operativo ecologico, accusato di depistaggio.

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