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Delitto Garlasco, i “test negativi” sui pedali erano già noti alla difesa Stasi nel 2007. Ecco perché l’ipotesi della “controanalisi nascosta” dal Ris non è provata

Gli esiti furono mostrati al consulente della difesa Stasi il 24 settembre 2007. Infine nel processo abbreviato che portò all'assoluzione di Stasi fu "accertata processualmente" la presenza del Dna della vittima su almeno un pedale. L'avvocato di parte civile Tizzoni: "Fake news l'assenza di Dna di Chiara sui pedali"
Delitto Garlasco, i “test negativi” sui pedali erano già noti alla difesa Stasi nel 2007. Ecco perché l’ipotesi della “controanalisi nascosta” dal Ris non è provata
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“Controanalisi negative mai entrate nel fascicolo processuale”. È questo concetto che, tra gli altri, balza con forza nella nuova chiusura indagini della Procura di Pavia che indica in Andrea Sempio l’autore del delitto di Garlasco per cui è stato condannato in via definitiva Alberto Stasi. Gli inquirenti hanno acquisito una consulenza della difesa dell’allora fidanzato di Chiara Poggi nella quale gli esperti ritengono che quei dati avrebbero “scagionato Alberto Stasi 19 anni fa”. Una ipotesi che allude al fatto che i Carabinieri del Ris incaricati delle analisi scientifiche avessero nascosto quei risultati. Ma questa ipotesi è smentita dagli della stessa inchiesta dell’epoca.

I dati messi a disposizione il 24 settembre

Si parla “ben due corse elettroforetiche datate 20.09.2007” sul campione bu_p, quello dal quale era emerso il Dna attribuito a Chiara Poggi. L’allora difesa dell’indagato non sapeva che il 20 e il 21 settembre 2007 c’era stato un proseguimento delle analisi, ma era perfettamente a conoscenza dell’esistenza di questi stessi risultati negativi il 24 settembre successivo come emerge da un verbale del Ris firmato dal professor Francesco Maria Avato.

Il genetista aveva poi redatto osservazioni medico legali relative alla relazione preliminare sui campioni. Lo scienziato, che auspicava approfondimenti sui campioni, scrive che “risulta difficilmente comprensibile per chi scrive …come una superficie ‘negativa’ al luminol in 10 settembre… Per quanto osservato si ritiene che il risultato debba essere ulteriormente approfondito e non può essere considerato se non ampiamente ‘preliminare'”. Quindi già dal 24 settembre 2007 era noto alla difesa Stasi l’esistenza di controanalisi negative. Messe a disposizione dai carabinieri come dichiarato lunedì dall’ex generale Luciano Garofano.

La possibile spiegazione

Una spiegazione possibile del mancato deposito nel fascicolo viene offerta dal consulente della famiglia Poggi, Marzio Capra all’Adnkronos. I dati grezzi del Ris, consegnati alla Procura nel novembre 2025, al centro del dibattito, mostrano due file senza profilo genetico, con run date del 10 settembre 2007 e modifica del 20 settembre. Secondo il genetista, non si tratta di controanalisi negative successive al risultato del 19 settembre, quando fu individuato il Dna di Chiara: i file sarebbero riferiti a un precedente tentativo del 10 settembre su un campione inibito, poi modificato il 20. L’equivoco, se così si può chiamare, è quello di aver messo a disposizione della nuova indagine “i dati grezzi catalogati non per data di corsa, cioè di analisi, ma di modifica” spiega il consulente di parte. “Quello che la difesa di Stasi indica come un esito negativo datato 20 settembre 2007 è invece, e lo scrive anche il consulente della procura Carlo Previdere, una ‘corsa’ del campione inibito del 10 settembre 2007″. Evitando un linguaggio tecnico il tentativo di analisi del 10 settembre fallisce e per nove giorni i Ris di Parma lavorano per ‘pulire’ il campione rilevato sui pedali.

Il 19 settembre 2007 viene eseguita un’amplificazione del Dna e la provetta viene carica sul sequenziatore, ma la macchina dà problemi di corsa”: un intoppo che i Ris di Parma segnalato immediatamente nei dati grezzi come “campione evaporato“. Il risultato è monco: “Il campione mostra il profilo genetico di Chiara Poggi per 6 marcatori”. Il tentativo di analisi viene ripetuto qualche ora dopo e “il campione caricato in doppio restituisce due profili perfetti: 15 marcatori sono di Chiara Poggi. È un risultato importante che gli esperti di Parma segnalano” sottolinea Marzio Capra.

Sul campione del 10 settembre 2007 viene fatto un altro tentativo dall’esito negativo. Un test che comporta una modifica nella data del file, “come rileva lo stesso consulente della Procura di Pavia. La run date è 10 settembre, ma la data modificata indica 20 settembre 2007 e lo scrive nella sua consulenza, depositata nella prima chiusura dell’inchiesta sull’indagato Andrea Sempio, lo stesso genetista Previdere'”. Quel risultato che rileva “nessun profilo utile a comparazione”, arriva prima del risultato dei “due profili completi femminili perfettamente compatibili per 15 marcatori con Chiara Poggi” rivendica Marzio Capra. “Ciò che conta è la run date e la relazione del Ris conferma che se inizialmente siamo di fronte a un risultato negativo l’ultimo esito restituisce, invece, il Dna della vittima sulla bici di Alberto Stasi”.

Per Giada Bocellari, legale di Alberto Stasi, questa ipotesi: “Fa sorridere perché il campione è stato prelevato l’11 settembre 2007, le corse sono del 20 settembre. Si tenta di fare confusione quando bisognerebbe rassegnarsi all’evidenza”.

Dna di Chiara Poggi “processualmente accertato” sui pedali

Nella complessa, mastodontica mole di atti del procedimento esiste anche la certezza che su uno dei pedali della bicicletta sequestrata ad Alberto Stasi c’era Dna di Chiara Poggi. Dato acquisito nel contradditorio delle parti durante il processo con il rito abbreviato. Il giudice per l’udienza preliminare, Stefano Vitelli, decise di affidare una serie di perizie. Tra queste anche sul Dna trovato sui pedali: la perizia era in cinque punti e fu firmata da Lorenzo Varetto, Carlo Robino, Fabrizio Bison.

La questione ruota attorno a un dato iniziale molto preciso: durante le prime indagini, i militari eseguirono un prelievo bilaterale sulle superfici di contatto dei pedali, identificato con la sigla “bu_p”, lo steso al centro delle suggestive contestazioni recenti. Da quell’unico campione venne estratto Dna in quantità sufficiente a ottenere, attraverso l’amplificazione dei marcatori genetici, un profilo completo coincidente con quello di Chiara Poggi.

Il punto evidenziato dalla perizia è però ciò che accadde successivamente. I numerosi prelievi effettuati sui pedali, sia dai carabinieri del Ris sia dai periti nominati dal tribunale, non restituirono più un profilo genetico attribuibile a Chiara Poggi. I tentativi riguardarono sia singole microtracce sia nuove spazzolature e prelievi sull’intera superficie dei pedali. In diversi campioni la quantificazione del Dna risultò negativa. Quindi già durante il processo di primo grado, quello che portò all’assoluzione di Alberto Stasi era noto che esistevano campioni la cui quantificazione era negativa. Altri campioni mostrarono quantità estremamente ridotte e, in un caso, un profilo esiguo e degradato, con elementi ulteriori che ne rendevano inaffidabile la comparazione.

Restava poi un’altra questione centrale: che cosa fosse, esattamente, il materiale biologico da cui era stato ricavato il Dna della vittima. Sulle microtracce sottoposte agli accertamenti non risultò infatti confermata la presenza di emoglobina umana. I test specifici eseguiti dai periti diedero esito negativo. La perizia, dunque, non consente di affermare che il Dna individuato sul pedale provenisse da sangue. Ma il dato “processualmente accertato” è che su un pedale c’era Dna della vittima.

Le analisi dei periti nominati dal giudice che assolse Stasi

Per i periti, quindi, non era possibile ricondurre automaticamente quella traccia al sangue. Vennero prese in considerazione altre possibili origini del materiale biologico, come tessuti molli ad alta densità cellulare, muco o saliva. Il quadro che emergeva è quindi quello di un reperto geneticamente significativo ma difficile da interpretare sotto il profilo della dinamica del delitto, ma il primo prelievo produsse un profilo completo coincidente con quello di Chiara Poggi.

Che ci fossero esiti negativi lo riportò anche lo stesso giudice nelle motivazioni della sentenza di assoluzione: “L’insieme delle microtracce evidenziate su entrambi i pedali è stato infine prelevato in unico campione (“bu-p-tot 1”) per l’estrazione del Dna con esito negativo. Sulla superficie dei pedali è stato inoltre eseguito, con le medesime modalità del prelievo “bu-p”, un secondo prelievo (“bu-p-tot 2”) che, sottoposto a test per la presenza di amilasi, forniva esito negativo: il prelievo è stato avviato a estrazione del Dna con risultati negativi”.

Quindi il dato degli esiti negativi non solo era noto, ma fa parte delle motivazioni del giudice che nelle conclusioni che invitava a “sottrarsi ad una sorta di ‘mistica del Dna’, alla convinzione cioè che la prova genetica, in quanto altamente tecnologica, abbia più valore di altre”. Motivazioni in cui però si legge che “dal complesso di queste considerazioni possiamo giungere alle due seguenti importanti conclusioni: è processualmente accertato che almeno su uno dei due pedali della bicicletta da uomo bordeaux in uso all’attuale imputato vi fosse il Dna di Chiara Poggi; non abbiamo invece elementi processualmente certi per affermare che quel Dna si sia depositato tramite trasferimento dalla scarpa dell’assassino di materiale liberatosi dalla vittima nel corso dell’omicidio oppure che il Dna fosse già presente sul pedale prima dell’omicidio”.

“Fake news”

Interpellato dal FattoQuotidiano.it su questa ricostruzione basata sugli atti Gian Lugi Tizzoni dichiara: “La storia dell’assenza di Dna di Chiara Poggi sul pedale della bicicletta che fu sequestrata ad Alberto Stasi è una fake news. La presenza di Dna è stata processualmente accertata nel contradditorio delle parti. Sono suggestioni che sono smentite dagli atti. Non solo: i consulenti della procura di Pavia nella relazione depositata a marzo 20026 confermano senza ombra di dubbio due profili completi completamente sovrapponibili per marcatori al profilo genetico di Chiara Poggi. A questo punto, ci auguriamo che la vicenda possa essere sottoposta quanto prima alla competente Corte di Appello di Brescia”. A Brescia, sede giudiziaria competente per un eventuale processo di revisione, Stasi ha già visto respingersi un’istanza. Rigetto poi confermato dalla Cassazione nel 2021.

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