Henry John Woodcock da una parte; Giuseppe Pignatone, Paolo Ielo e Mario Palazzi dall’altra. In un luogo esterno a piazzale Clodio, lontano dai taccuini e telecamere dei cronisti, il pm della procura di Napoli indagato per violazione del segreto d’ufficio è stato sentito per circa sei ore dai colleghi di Roma nell’ambito dell’indagine sulla fuga di notizie dell’inchiesta Consip. L’interrogatorio è cominciato alle 9 e 30 del mattino ed è finito attorno alle 15.30. Il pm ha ribadito di essere estraneo alle ipotesi dell’accusa.

Il coinvolgimento nell’inchiesta di Woodcock, il quale sulla regolarità degli appalti della centrale degli acquisti aveva dato il via agli accertamenti, è legato al traffico telefonico del giornalista Marco Lillo del Fatto Quotidianoperquisito il 5 luglio. Nello stesso filone d’inchiesta è indagata per concorso in rivelazione di segreto d’ufficio anche la giornalista Federica Sciarelli. Al momento non trapelano indiscrezioni sull’interrogatorio del pm che ha fornito elementi per sostenere di non essere il responsabile della fuga di notizia seguita alle iscrizioni nel registro degli indagati di Napoli, il 21 dicembre scorso, dell’attuale ministro dello Sport Luca Lotti, del comandante generale dell’Arma dei carabinieri Tullio Del Sette e del comandante dei carabinieri della Legione Toscana, generale Emanuele Saltalamacchia, per rivelazione del segreto d’ufficio. Tali elementi saranno ora oggetto di verifiche da parte degli inquirenti di piazzale Clodio.  Gli inquirenti nell’ambito degli accertamenti sul filone della fuga di notizie hanno in programma altri interrogatori. Uno di questi dovrebbe riguardare nei prossimi giorni lo stesso Lotti.

Sono due i fascicoli aperti dalla procura di Roma per la fuga di notizie sulla vicenda Consip: uno è legato alle notizie relative a atti istruttori coperti da segreto di cui sono venuti a conoscenza organi di stampa. Proprio per questa vicenda il Noe venne sollevato dalle indagini che furono affidate al Nucleo investigativo di Roma, e proprio in questa inchiesta è coinvolto il magistrato di Napoli. Nell’altra indagine, quella legata a informazioni giunte ai vertici Consip che erano a conoscenza di intercettazioni e pedinamenti in corso, rispondono di rivelazione di segreto d’ufficio il ministro  Lotti, il comandante Del Sette e il generale Saltalamacchia. È indagato per favoreggiamento il presidente di Publiacqua Firenze Filippo Vannoni, mentre risponde di falso il capitano del Noe Gianpaolo Scafarto, che secondo gli inquirenti avrebbe alterato in più punti l’informativa sulla quale si basavano buona parte delle accuse a Tiziano Renzi, indagato per traffico di influenze. Infine il vice comandante del Nucleo operativo ecologico, Alessandro Sessa, è accusato di depistaggio per aver mentito nel corso di un’audizione testimoniale con i pm.

Sulla perquisizione subita da Marco Lillo e sul coinvolgimento nell’inchiesta di Federica Sciarellui, Francesca Businarolo, esponente del M5s e membro della commissione Giustizia della Camera, ha annunciato di aver presentato una interrogazione alla Presidenza del Consiglio: “Garantire la libertà di stampa, tutelata dall’articolo 21 della Costituzione, è uno dei principali aspetti di un paese democratico – afferma la deputata – rimane la domanda, come anche Marco Lillo ha dichiarato, in merito all’informativa del Noe del 9 gennaio scorso: le principali testate giornalistiche l’avevano già pubblicata, il giornalista ne scrive soltanto il giorno dopo. Perché allora queste perquisizioni che sembrano mirate? Oltremodo non sono indagati i giornalisti e quindi perquisizioni e sequestri non hanno senso. Rimane immutata la nostra fiducia nella magistratura ma vogliamo anche chiedere al Governo che ha visto coinvolto alcuni suoi esponenti nel caso Consip, quali iniziative intende assumere per garantire un’informazione libera, come tutelata anche dall’art. 21 della Costituzione”.