L’attivista siriana Orouba Barakat e la figlia Hala sono state uccise a coltellate in Turchia. I corpi senza vita sono stati ritrovati giovedì sera nel loro appartamento a Uskudar, sulla costa asiatica di Istanbul. Lo riporta l’agenzia statale Anadolu. La madre, 60 anni, faceva parte del Consiglio nazionale siriano, formato da oppositori del presidente Bashar al-Assad. La figlia 22enne, anche lei dissidente, lavorava come reporter per il gruppo Orient News. “Piango mia sorella, combattente in esilio che il regime del partito Baath – al potere in Siria – oltraggia dagli anni Ottanta e che ora è riuscito a uccidere in terra straniera”, ha scritto su Facebook Shaza Barakat, zia e sorella delle due vittime.

Le due donne sono state trovate dalla polizia turca dopo che alcuni amici che non le vedevano da giorni avevano dato l’allarme. Secondo la polizia scientifica, gli omicidi sarebbero avvenuto tra 48 e 72 ore prima del ritrovamento dei corpi.  Le autorità hanno avviato un’inchiesta. In passato, l’Isis ha rivendicato diversi attacchi contro attivisti siriani rifugiati in Turchia, compresa l’uccisione di quattro giornalisti. L’omicidio ricorda poi quello di altri oppositori, tra cui i due giornalisti Naji al-Jarf e Zaher al-Shirqat, uccisi a Gaziantep, al confine tra Turchia e Siria. Shaza Barakat però non ha dubbi: “Una mano ingiusta e crudele ha ucciso mia sorella Orouba e sua figlia Hala nel loro appartamento a Istanbul”, ha scritto sul social network, accusando il regime di Damasco.

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