VENEZIA – Il governo è pronto ad impugnare la moratoria vaccinale di due anni decisa dalla Regione Veneto per i bambini da 0 a 6 anni. Il Ministero della Salute sta esaminando il dossier alla ricerca dei punti su cui far leva in un ricorso al Tar contro il decreto firmato dal direttore dell’Area Sanità e Sociale della Regione, Domenico Mantoan, che ha messo il bastone tra le ruote all’applicazione da questo anno scolastico (e fino al 2019) della legge che impone la regolarità vaccinale per essere accettati in un asilo nido o in una scuola materna. La materia giuridica è abbastanza contorta, perché la sanità è una materia di cui si occupano sia lo Stato che le Regioni. Ma lo Stato sosterrà di avere competenza assoluta sulla salvaguardia della salute, che è cosa diversa dalla sanità, e quindi la legge sui vaccini incide su una materia in cui vi deve essere uniformità di orientamento da parte delle Regioni.

Ormai tra Veneto e Roma la guerra è scoppiata. E non poteva essere diversamente. Il governatore del Veneto Luca Zaia nega che la moratoria sia un atto ostile nei confronti della linea decisa dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. “Non facciamo questi provvedimenti per cercare la rissa o creare epidemie, li facciamo perché applichiamo la legge fatta dalla Lorenzin e secondo i miei autorevoli tecnici la nuova legge ci permette di mettere in piedi una moratoria affinché ci sia un atterraggio morbido rispetto a quanto prevede la legge”. Il ministro ha invece reagito in modo deciso e, in un’intervista rilasciata al Corriere della sera, ha lanciato agli amministratori veneti l’accusa di irresponsabilità, minacciando di far pagare loro le conseguenze in termini di salute pubblica.

“Ci riserviamo tutte le azioni di nostra competenza, il decreto del Veneto non è sostenibile. Se derogano di due anni, si assumono la responsabilità di quello che può accadere in ogni struttura e ai singoli alunni. L’epidemia di morbillo non è finita. Nel 2017 sono stati oltre 4.300 i casi, non c’è altro da aggiungere per spiegare la gravità della situazione“. Parole pesanti, un avvertimento chiarissimo. Ma la moratoria è solo il primo muraglione che Venezia ha eretto sulla strada dell’obbligatorietà. La seconda è costituita dal ricorso alla Consulta contro la legge. “Siamo molto tranquilli e sereni sulla correttezza di un provvedimento a difesa della tutela della salute, principio previsto dall’articolo 32 della Costituzione – ha replicato il ministro – Sono misure necessarie per difendere la collettività. Le istituzioni negli ultimi anni hanno dato per scontato che ci fosse consapevolezza sull’importanza delle vaccinazioni, invece è venuta a mancare. E in questo vuoto si sono inseriti i free vax con le loro teorie strampalate e prive di ogni fondamento scientifico, rilanciate dai social. Leggende metropolitane gigantesche”.

Nessun bimbo andrà a scuola se non vaccinato, ha concluso Lorenzin: “Senza vaccini non si entra. È un divieto sacrosanto. In questa fascia scolastica, da 0 a 6 anni, convivono bambini di età diverse. Quelli sotto i 6 mesi rischierebbero di essere contagiati dai più grandi e di essere colpiti da infezioni gravi come il morbillo, che quest’anno nel 46% dei casi ha richiesto il ricovero in ospedale“. Da Venezia la risposta non si è fatta attendere. Per primo ha parlato Zaia: “Lorenzin minaccia la migliore Sanità d’Italia. Se ci saranno epidemie non saranno certo in Veneto, ma nelle regioni dove non si vaccina. Coercizione crea abbandono vaccinale”. E ha ricordato che “il Veneto ha un modello vaccinale da 10 anni basato sul non obbligo vaccinale. Abbiamo belle performance perché noi dialoghiamo con i genitori. Siamo talmente in brutta compagnia, che assieme a noi ci sono 15 Stati europei che hanno lo stesso modello del Veneto, tra cui il Regno Unito, la Germania, la Spagna e molti Paesi del Nord Europa”. Replica immediata della Lorenzin: “Nessuno sta minacciando nessuno. Anche la Regione Veneto deve applicare una legge dello Stato”.

Da buon leghista, il governatore Zaia non ha dimenticato di guardare altrove. “Il ministro Lorenzin dovrebbe preoccuparsi di quelle regioni che non hanno ancora l’anagrafe vaccinale, il Veneto è l’unica regione d’Italia che ce l’ha informatizzata. Questa legge della Lorenzin è stata fatta perché qualcuno in Italia non vaccina e non è di certo il Veneto”. E il morbillo? “Ci sono stati anche in Veneto casi di morbillo, ma noi non siamo contro le vaccinazioni: prima di arrivare alla coercizione, alle multe, a buttare fuori i bimbi dalle scuole, bisogna fare una bella campagna, usando i testimonial, parlando con i genitori. L’obbligo è una soluzione estrema che si usa quando si arriva al limite del burrone. Non ci siamo ancora arrivati”.

A ruota di Zaia, viene l’assessore veneto alla Sanità, Luca Coletto. Il rischio di epidemie? “La nostra risposta sta nei fatti: siamo tra le regioni con il maggior numero di vaccinazioni, e questo grazie alla nostra politica decennale a favore di una vaccinazione informata. In Veneto vale la regola che i bimbi non vaccinati entrano in classi dove ci sia una copertura vaccinale, chiamata ‘di gregge’ non inferiore al 95%”. Poi se la prende con l’assessore alla sanità dell’Emilia Romagna, Sergio Venturi, che ha attaccato il Veneto: “Noi non siamo untori: inseriremo i bambini non vaccinati dove c’è una copertura ‘di gregge‘, anche in un’altra classe o in un altro istituto”. In merito al rischio di una diffusione nelle altre regioni italiane della posizione veneta, è intervenuto il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, dopo la decisione di un giorno fa di congelare la delibera che proroga di 40 giorni la presentazione dei documenti degli alunni. Piuttosto guardingo, ha annunciato un’imminente presa di posizione ufficiale: “Decideremo applicando la legge, perché non possiamo violare la norma. Palazzo Chigi ha deciso di prendere una sua iniziativa che stiamo valutando nel merito”.

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