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Compra casa e trova nascosti nel muro sette barattoli di citrosodina con dentro 135 milioni di lire. Ma c’è il nodo della conversione in euro

Il proprietario ha trovato le banconote durante la ristrutturazione: “Erano messe a pressione dentro i barattoli, custodite benissimo e non usurate". Per Bankitalia sono carta straccia. Secondo l'avvocato Alessandro Romanò vale invece l’articolo 2935 del codice civile secondo cui la prescrizione inizia a decorrere da quando il soggetto può far valere il proprio diritto
Compra casa e trova nascosti nel muro sette barattoli di citrosodina con dentro 135 milioni di lire. Ma c’è il nodo della conversione in euro
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Ristruttura la casa appena acquistata e dentro un’intercapedine trova nascosti 7 barattoli di citrosodina. Cosa c’è dentro? 1.354 banconote da 100mila lire, per un totale di 135.400.000 del vecchio conio, che al cambio attuale sarebbero circa 69.412,85 euro. È l’incredibile storia di Alfio (nome di fantasia perché preferisce mantenere l’anonimato), un trentenne della provincia di Messina. “Ho acquistato a marzo un immobile ormai in disuso da moltissimi anni e fatiscente, in queste ultime settimane ho iniziato la ristrutturazione di cui mi occupo personalmente, e ho trovato 7 barattoli di citrosodina nascosti sopra una porta. Quando li ho visti, ho subito pensato che potessero essere soldi, ma sapendo che la casa è disabitata da tempo, ho avuto subito un momento di sconforto perché non li avrei potuti convertire”.

Un ritrovamento che sembra quasi un viaggio nel tempo. “Sono rimasto senza parole quando ho visto tutte quelle banconote – racconta Alfio a ilfattoquotidiano.it -, forse se le avesse trovate per un ragazzo del 2000 non avrebbe avuto la mia stessa sensazione, ma io ricordo bene la lira, so il significato che ha avuto quella moneta, mio padre faceva la spesa di un mese con centomila lire. Io da ragazzino ho lavorato per 50mila lire la settimana. Non ho mai visto così tanti soldi nella mia vita”. Non è chiaro quanto tempo le banconote siano rimaste in quei barattoli. Di sicuro c’è che si sono mantenute in ottimo stato. “Le banconote erano messe a pressione dentro i barattoli, pieni a tappo, custodite benissimo e non usurate, al tatto sembrano nuovissime, come se fossi stato ieri al bancomat a prelevarle”, ci racconta Alfio.

Adesso però il problema più difficile è la conversione. “Tramite un avvocato mi sono rivolto alla Banca d’Italia per capire la possibilità di convertirle in euro, mi hanno risposto che quelle banconote sono carta straccia perché la data ultima per il cambio è il 28 febbraio 2012. Quindi mi sono rivolto all’Associazione Italia, che già in passato ha seguito alcuni casi simili, tra cui una donna che ha trovato 90 milioni di lire”, ci spiega Alfio.

Ma la conversione è ancora possibile? Secondo il quadro normativo, in Italia dal 28 febbraio 2002 le banconote e le monete in lire hanno cessato di avere corso legale, in favore della moneta unica europea. Per dieci anni è stato poi possibile convertirle in euro. Il Governo ha tentato di anticipare la decorrenza della cessazione della lira al 6 dicembre 2011, ma la Corte Costituzionale (7 ottobre 2015) ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma. Per questo, dal 22 gennaio 2016, le filiali della Banca d’Italia hanno riaperto la possibilità di operare il cambio solo per chi fosse in grado di documentare di aver richiesto di convertire lire tra il 6 dicembre 2011 e il 28 febbraio 2012. Si sono registrate 263 operazioni, per un totale complessivo di 2.661.596,96 euro.

“In Italia c’è un vero tesoro sommerso, abbiamo seguito a Genova una signora che ha trovato 150 milioni di lire, e un altro nel Nord Est 350 milioni di lire. Ci sono persone che hanno ritrovato monete, banconote, buoni postali e titoli di stato”, spiega a ilfattoquotidiano.it l’avvocato Alessandro Romanò di Associazione Italia. “Ma ovviamente ogni singolo caso è differente. Tutto dipende dal riuscire a dimostrare e circostanziare il ritrovamento avvenuto negli ultimi dieci anni, come previsto dall’articolo 2935 del codice civile che sancisce che la prescrizione inizia a decorrere da quando il soggetto può far valere il proprio diritto. In questo caso, il signor Alfio può dimostrarlo con l’atto di vendita dell’immobile che risale a marzo, mentre i lavori di ristrutturazione sono di alcune settimane fa, ci sono anche gli operai che possono testimoniare”. Secondo questa tesi, ci sarebbe quindi “tempo fino al 2036 per effettuare il cambio”.

La posizione di Bankitalia resta dunque che il termine per la conversione delle lire sia definitivamente scaduto il 28 febbraio 2012. Ma per l’avvocato Romanò troverebbe invece applicazione la norma in base alla quale la prescrizione decorre dal momento in cui il diritto può essere fatto valere. Anche perché la prescrizione per l’esercizio dei diritti di credito non c’è in altri Paesi europei. “È vero che ogni Stato è sovrano, però visto che facciamo parte dell’Ue dovremmo quantomeno adeguarci ad un indirizzo comune. Anche perché questi cambi permetterebbero di dare una mano all’economia, in quanto queste somme verrebbero rimesse in circolo”, aggiunge l’avvocato Romanò. “Credo sia stato sbagliato dare così poco tempo ai cittadini italiani di poter effettuare il cambio, considerato che ci sono ancora adesso diversi paesi europei che non hanno fissato un limite di tempo per la conversione -, commenta dal canto suo Alfio -. Spero di poter avere la possibilità di convertire quelle banconote”.

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