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Mario Roggero condannato: chi si sente abbandonato dallo Stato, si vota al Vannacci di turno

La condanna del gioielliere di Grinzane Cavour ha incendiato il dibattito. Ma il tema sicurezza non va lasciato alla destra! Lo dico per esperienza personale: vi racconto un aneddoto
Mario Roggero condannato: chi si sente abbandonato dallo Stato, si vota al Vannacci di turno
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di Angelo Palazzolo

La condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi per Mario Roggero – il gioielliere che nel 2021 uccise due rapinatori in fuga – è un verdetto destinato a incendiare il dibattito pubblico. Quando un cittadino si sente prima abbandonato dallo Stato e poi condannato da quello stesso Stato, si apre una frattura di fiducia che il Vannacci di turno è pronto a trasformare in consenso. La destra ha fatto della sicurezza il proprio fortino elettorale e finché le forze progressiste continueranno a trattare la sicurezza come un tema “di destra”, regaleranno ai reazionari una prateria di consenso, allontanando anche i loro elettori storici. Lo dico per esperienza personale: vi racconto un aneddoto che non farà statistica, certo, ma fotografa perfettamente cosa significhi sentirsi completamente abbandonati dalle istituzioni.

Qualche anno fa, trasferitomi a Talenti (Roma), ho comprato un’auto nuova stipulando solo la RC obbligatoria. Mi sembrava razionale: quartiere “bene”, auto moderna, immobilizer, GPS di serie e un antifurto satellitare vendutomi come infallibile: “Nella remota ipotesi che gliela rubino, chiama il numero verde e le dicono dov’è”. Il 12 giugno, alle 23:44, l’auto viene rubata. Da quel miracoloso antifurto non arriverà mai alcun segnale. Sporgo denuncia, ma nell’atteggiamento rinunciatario dell’agente leggo già la fine della storia.

Tuttavia casualmente scopro che una telecamera sul mio balcone ha ripreso il furto (ecco perché ne conosco l’ora esatta). Torno in caserma fiducioso di avviare una mini-indagine incrociando l’orario con le telecamere di zona per incastrare il ladro, ma l’agente mi informa che lungo la via non c’è alcuna telecamera pubblica. Eppure parlando con vicini, commercianti e spulciando i gruppi Facebook di quartiere, viene fuori che in quella singola via viene rubata mediamente un’auto a settimana. Non nel quartiere, in una sola strada! A Talenti, le macchine che spariscono o che vengono ritrovate cannibalizzate sul ciglio del marciapiede sono ormai un fatto ordinario a cui rassegnarsi, come il caldo torrido di luglio.

Se lo Stato appare impotente o, peggio, indifferente davanti ai reati che colpiscono la vita quotidiana delle persone, non ci si può stupire se cresce chi promette soluzioni drastiche. Io non voglio vivere nel Paese immaginato da Vannacci: un Far West dove tutti sono armati e ciascuno si trasforma in giudice e poliziotto. Non credo affatto che quella sia la strada per aumentare la sicurezza delle nostre città. Tra cittadino e istituzioni esiste un patto implicito: io rinuncio a difendermi da solo e, attraverso le tasse, contribuisco a finanziare lo Stato perché sia lui a proteggermi. Se però lo Stato non tenta neanche di farlo, quel patto si spezza.

La mia risposta non è il giustizialismo fai-da-te, ma l’utilizzo intelligente di una tecnologia banale: la videosorveglianza.
Oggi le telecamere costano pochissimo. Creare una rete capillare nei punti caldi delle città permetterebbe di tracciare i percorsi dei ladri, identificarne i volti, le targhe. Trasformerebbe ogni denuncia in un’indagine reale, piuttosto che un’insopportabile alzata di spalle e farebbe sì che i criminali – finalmente – abbiano paura di qualcosa.
Certo, si alzerà il coro dei difensori della privacy, riflesso automatico che paralizza ogni dibattito sulla sicurezza. Ma davvero preferiamo che una strada venga saccheggiata ogni settimana pur di tutelare il “diritto” a non essere ripresi mentre camminiamo su un marciapiede pubblico?

In una gerarchia dei diritti fondamentali, il diritto alla sicurezza dovrebbe prevalere sulla privacy, soprattutto quando si parla di spazi pubblici, dove non esiste alcuna ragionevole aspettativa di riservatezza. Fare della privacy un tabù intoccabile finisce per proteggere molto più i criminali che i cittadini. Concludo quindi con una domanda: perché una misura tanto elementare, poco costosa e potenzialmente così efficace continua a essere ignorata da chi dovrebbe garantire la nostra sicurezza?

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