Michael è un giovane bergamasco, tetraplegico da quando a 16 anni un incidente in moto gli ha causato la frattura di tre vertebre cervicali. Da allora “mi è rimasto solo il mio cervello” spiega sorridendo, poco dopo aver volato nel tunnel di Aerogravity, a Milano. “Ho sempre avuto il desiderio di fare un lancio con il paracadute, mi dà un senso di libertà. Ma questo non è possibile. Finalmente oggi sono riuscire a coronare questo mio piccolo sogno”. È proprio da qui che racconta di come la sua vita sia cambiata, di come a febbraio si sia iscritto, cercando da solo in internet, a un’associazione in Svizzera per informarsi sulla morte assistita in clinica. Una struttura simile a quella a cui si è rivolto nei giorni scorsi un ingegnere di Como, in cura per depressione, e che alla fine si è sottoposto al suicidio assistito. “Ti dico la verità, io non ho ancora inviato la documentazione per farlo, mi sto dando del tempo perché voglio che le cose migliorino”. Ma è dura. Lo è anche per la mamma, Mariarosa, sempre al suo fianco da quando ha avuto l’incidente e che ammette che, fosse stata nei suoi panni, avrebbe già mollato.

Mariarosa, che soffre di claustrofobia, ha accompagnato Michael in grotta, quando Savina, una delle infermiere del reparto in cui Michael è stato ricoverato, l’ha coinvolto nelle attività del suo gruppo di speleologi e ha volato con lui, all’Aerogravity. Mariarosa è stata la prima persona a cui Michael ha confessato che forse non valeva la pena vivere una vita così, lui fermo su una sedia e gli altri attorno a prendersene cura. “È dura” dice “vedere i suoi occhi vuoti. È dura perché io vedo il suo dolore e lo capisco, ma il padre e la sorella non sono d’accordo. Se lui deciderà di andare in Svizzera, io lo accompagnerò. Glielo devo”.

Ora sembra che le cose vadano meglio, come nei piani di Michael: conduce una trasmissione sportiva in un’emittente locale e lavora in uno studio di tatuaggi. Ogni tanto pensa alla Svizzera, ma pensa anche a finire il suo braccio bionico, un tatuaggio che gli ricopre tutto il braccio destro. E dopo aver volato, sogna di essere di nuovo indipendente. Un giorno.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Siria, quelle decine di migliaia di desaparecidos da non dimenticare

next
Articolo Successivo

Ius soli, la Lega Nord presenta 50mila emendamenti al ddl in Senato. Calderoli: “Insistere è suicidio assistito”

next