Gli inglesi hanno sempre avuto un occhio particolare per Venezia, la sua bellezza, il suo equilibrio delicato e precario. Non stupisce, quindi, l’editoriale del Guardian che ha preso posizione in modo netto contro le Grandi Navi con un articolo di Axel Friedrich, ambientalista esperto di inquinamento che lavora con l’Ong tedesca Nabu.

“Visitate Venezia? Non dimenticate la maschera anti-inquinamento” è il titolo molto eloquente. La tesi sostenuta è che, nonostante l’assenza di traffico, la città soffra di problemi di tossicità dell’aria persino peggiori di quelli causati dagli scarichi di auto e bus, per effetto delle emissioni che derivano dai natanti. “Ogni giorno cinque o sei tra le più grandi navi da crociera del mondo entrano nel cuore della città antica, che ospita il terminale di navi da crociera più grande del Mediterraneo” scrive il giornale. Sembrano le parole usate nelle loro denunce dagli ambientalisti veneziani che alcune settimane fa hanno mobilitato migliaia di persone, con un referendum (non ufficiale) che ha superato i 18mila voti contro l’ingresso della grandi navi dalle bocche di porto che delimitano il confine della laguna con il Mar Adriatico.

“I veneziani hanno ragione ad essere arrabbiati” scrive il quotidiano inglese, spiegando come il carburante dei bestioni del mare contenga quantità di zolfo superiori di più di 100 volte a quelle del diesel dei camion e come le particelle ultrafini emesse siano 500 volte superiori a quelle dell’aria di mare pulita. Le navi diffondono i fumi lungo tutto il percorso in laguna e il vento li disperde a chilometri di distanza. Viene anche citata l’Organizzazione Mondiale della Sanità che “colloca queste particelle nella stessa categoria cancerogena occupata dal fumo di sigaretta e dall’amianto”.

Le autorità veneziane interessate hanno fatto spallucce. “Non portano dati, portano commenti; su questa vicenda è come parlare della nazionale di calcio: siamo tutti Commissari tecnici” è il commento (riportato dall’Ansa) di Pino Musolino, Presidente dell’Autorità portuale di Venezia. E Sandro Trevisanato, presidente della spa Venezia Terminal Passeggeri: “E’ una bufala pazzesca”.

L’attività crocieristica a Venezia conosce numeri imponenti. In vent’anni ha portato in città 20 milioni e mezzo di passeggeri, con una crescita del 436 per cento del traffico di grandi navi dal 1997 al 2016. Dal 2005 al 2016 la crescita media annua dei crocieristi è stata del 6,7 per cento.

L’articolo del Guardian ha trovato immediato consenso nell’Associazione AmbienteVenezia e nel Comitato NOGrandiNavi che hanno promosso il referendum del 18 giugno scorso. “E’ quello che diciamo da sempre – dichiara Luciano Mazzolin, per conto delle due associazioni – ma, nonostante l’evidenza, da cinque anni non si ottempera al decreto Clini-Passera che stabiliva il divieto di transito in Bacino di San Marco delle navi con più di 40.000 tonnellate di stazza e invitava come disposizione transitoria a cercare vie di navigazione praticabili alternative a quelle vietate”.

Gli ambientalisti veneziani hanno già messo in cantiere una manifestazione internazionale per il 23 e 24 settembre che vuole unire chi si oppone non solo alle grandi navi, ma anche alle “grandi opere inutili e devastanti”, nel nome della difesa dei territori e della giustizia ambientale. “In attesa di quell’appuntamento – continua Mazzolin – invitiamo tutte le persone sensibili a questo problema a documentare con foto quanto vedono ogni giorno e a partecipare al concorso fotografico ‘Un mare di fumo’, promosso dall’associazione Cittadini per l’Aria, che sosteniamo assieme ad altre associazioni e comitati”. Il 24 settembre l’appuntamento è al Bacino di San Marco (“Action Day! Blockade!”), quando gli ambientalisti a bordo di barche di tutti i tipi e dimensioni cercheranno di bloccare il traffico delle Grandi Navi, per impedire che attraverso il Canale della Giudecca raggiungano il Terminal passeggeri di Marittima.

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